
GUERRA
Faceva un freddo cane, quel freddo secco, pungente che ti entra nel naso e ti inchioda il cranio, così io ed il mio amico Ramèk decidemmo di prenderci un gelato. Il pomeriggio prometteva bene, anche se in cielo la solita guerra tra navi aliene ed essere umani, infuriava più che mai. Ma che palle! Poveri spazzini, dalle nuvole cadeva di tutto: pezzi di carne, orecchie, arti, occhi, teste mozzate, intestini, pezzi interi di aerei, per non parlare della poltiglia extra-terrestre marroncina e gelatinosa. Al Giolitti Ice Cream non c'era nessuno quel pomeriggio. Solo io e Ramèk. Il mio amico Ramèk era un ragazzo indiano terribilmente sovrappeso che non parlava molto anzi, non parlava quasi mai: era talmente brutto e raccapricciante che avrebbe dovuto andare in giro completamente coperto, in modo da non riuscire a vederlo. Infatti se ne andava in giro completamente nudo, copriva solamente il suo "coso" di fuori, che invece era estremamente piccolo, con una mutanda da lottatore di sumo. Io mi chiamavo Leo, occhi verdi, denti da castoro ed avevo un fisico snello e slanciato. Ero alto appena 1 metro e 98 cm, ma non mi preoccupavo più di tanto: avevo solo 13 anni ed ero ancora in pieno sviluppo. I medici avevano detto a mia madre di evitare latte e carne, in modo da bloccare gli ormoni e crescita. Mamma invece mi preparava bistecche a pranzo e cena, diceva che mi vedeva sciupato e che dovevo crescere. Nel Giolitti ordinai un cono pistacchio e lampone per me, poi chiesi a Ramèk cosa volesse: a gesti, lui mi fece capire di non esagerare, visto che le arterie del suo cuore erano già abbastanza compromesse dal colesterolo e dalla pressione alta, così gli ordinai 3 coppe stracciatella e vaniglia, una brioche-gelato fragola-cioccolato, una crèpe alla gianduia con granelli di cocco ed un paio di banane fritte al caramello. Io e Ramèk eravamo amici dalle elementari e lui non dava molto peso al fatto che io, spesso e volentieri lo trattassi con poco rispetto o che lo chiamassi brutto, sporco, raccapricciante all'occorrenza. Mi voleva bene. Ramèk si era già spazzolato via quasi tutti i gelati, gli rimaneva solo una coppetta bigusto, quando improvvisamente un mignolo piombò dal cielo e si spiaccicò nella sua stracciatella; non gradì molto la cosa. Guardammo in su. Ah! Questa maledetta guerra. Ormai erano due anni che gli alieni cercavano di conquistarci. Per fortuna i bambini morivano ogni giorno nei nostri cieli e continuavano a proteggerci. Erano quasi tutti bimbetti africani o comunque di paesi poveri. Dopo l'attacco alla Terra le Nazioni Unite avevano deciso di spedirli a combattere negli aerei e nei caccia bombardieri. Tanto comunque sarebbero morti di fame e, così facendo, il mondo adulto avrebbe potuto continuare a svolgere la vita normale di tutti i giorni. Tutte le nazioni approvarono la decisione innovativa con grande entusiasmo, tanto che venne stipulato un patto internazionale: in caso di future guerre (mondiali, civili, lampo ecc) sarebbero stati impiegati sempre e solo bambini. Io e Ramèk eravamo sazi e felici. Quel pomeriggio la nostre fidanzatine e compagne di classe (seconda media) ci avevano promesso che ci avrebbero fatto vedere una cosa morbida e rosa; così decidemmo di addormentarci sul marciapiede.
Storia scritta da Giovanni Sansone


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