domenica 23 maggio 2010

FRAMMENTI

Ho perso il senso del tempo. Non ricordo da quanti giorni non lascio la mia casa. Non so se è giorno o notte e non oso scostare i pesanti drappi che nascondono le finestre. Fa freddo, come sempre, e provare a scaldarmi è inutile.
Passeggio per il corridoio. Ho portato qui tutti gli specchi e li ho distrutti. Sul pavimento ci sono ancora frammenti di vetro. È successo molto tempo fa, dopo aver trascorso interminabili ore davanti a ognuno di essi, alla ricerca della mia immagine. È orribile sostare davanti a uno specchio e non poter scorgere il proprio riflesso. Credevo d’impazzire, quell’insensata ricerca era diventata un’ossessione. Così, dopo averli distrutti, mi sono sentito meglio.
Entro nel grande salone centrale e mi siedo sul divano, accanto a Bianca. La prendo tra le braccia e la cullo. Lei sembra guardarmi con quei grandi occhi sbarrati e il rivolo di sangue che le sporca le labbra e il volto la rende ancora più graziosa. Non volevo ucciderla, ma avevo troppa sete.
Mi alzo e lascio cadere il suo corpo per terra. Continua a fissarmi, proprio come quei frammenti di specchio nel corridoio. Sospiro e mi dirigo verso il pianoforte: suonare mi aiuterà a distrarmi. Mi accomodo sullo sgabello e lancio un’ultima occhiata a Bianca: quegli accordi saranno per lei e per l’incantevole pallore del suo viso a forma di cuore.
Ho provato a far di lei la mia compagna, ma non me l’ha permesso.
Forse, un giorno, troverò quella giusta.

Racconto scritto da Roberta

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