Insieme alle altre femmine del branco, mi dirigevo verso la palude, il punto di ritrovo delle zebre. Conoscevo perfettamente l’area e sapevo come sfruttarla al meglio. Ci muovemmo rapidamente, disponendoci a ventaglio.
Mi staccai, infilandomi in un lato: da questo momento in poi avrei dovuto vedermela da sola.
Non mi preoccupai della direzione del vento: l’odore delle prede era molto forte. Procedetti attraverso la boscaglia con fare sicuro: da lì non mi avrebbero visto.
Non servivano segnali, sapevo come muovermi e dove andare, ero guidata dalla consapevolezza istintiva della posizione delle mie compagne. Osservai il branco che brucava l’erba, ignaro del pericolo; con la palude alle spalle, le zebre avrebbero avuto poche vie di fuga.
Gli alberi si fecero più radi e ripresi a muovermi furtiva, nascosta dall’erba alta, con la testa bassa e il ventre a terra. Mi concentrai: dovevo rilassarmi, controllare il mio respiro, e sentire la terra sotto le zampe per evitare che qualche sasso facesse rumore.
Avanzai silenziosa, poi mi fermai in attesa che una zebra si dirigesse nel mio raggio d’azione.
Mi misi in posizione d’attacco; dovevo solo aver pazienza, avevamo bloccato tutte le vie di fuga, ormai le zebre erano circondate e per catturarle sarebbe stato necessario coglierle semplicemente di sorpresa. No, non sarebbe stata una caccia difficile.
Puntai gli occhi sul branco, senza staccarli un solo istante: una di loro avrebbe commesso un passo falso ed io sarei stata pronta ad abbatterla.
Trascorsero pochi minuti, poi una zebra si allontanò dalle altre, dirigendosi verso di me. Era arrivato il momento: con un balzo, saltai fuori dal mio nascondiglio e scattai verso la mia preda. Colsi lo sguardo sorpreso e spaventato della zebra che si voltò e cominciò a correre nella direzione opposta. Era più veloce di me, ma potevo raggiungerla ugualmente. Mentre la inseguivo, percepii un senso di eccitazione, una sensazione che provavo solo durante la caccia.
Correvo, la mente svuotata; non vedevo nient’altro che la mia preda, era l’unica cosa importante in quel momento, l’unica sulla quale dovevo concentrarmi.
La zebra non si voltò neanche per un istante, e continuò la sua corsa. Quando le fui vicina, mi accostai ancora di più e saltai, atterrandola. Pensai di aver vinto, ma non fui abbastanza rapida nel metterla fuori combattimento: la mia preda mi colpì con forza con gli zoccoli e si rimise in piedi, travolgendomi e riuscendo a fuggire.
Quando mi rialzai, era ormai lontana. Ruggii seccata e mi allontanai sconfitta sotto lo sguardo severo delle mie compagne.
Racconto scritto da Roberta
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