martedì 9 marzo 2010

ALBICOCCA


Mara è ferma al semaforo, si morde il labbro inferiore, vorrebbe che non diventasse mai verde, che si bloccasse per sempre sul rosso in modo da impedirle di andare avanti; lei non vuole andare avanti. Ma ora è verde. Mara da gas al suo motorino sgomma e parte. Accanto all’incrocio appena passato due vigili del fuoco forzano il bagagliaio di una mercedes grigio fumo; nessun curioso stranamente li accerchia. I due si danno da fare, imprecano e finalmente il bagagliaio si apre:dentro, legato mani e piedi, un bambino. Il vigile più grosso lo prende in braccio lo stringe cercando di rassicurarlo; il piccolo piange. il vigile più basso provato più dal vedere un bambino chiuso in un bagagliaio che dallo sforzo compiuto, chiama la centrale e conferma il salvataggio appena compiuto. Dopo un po’ piange anche lui, ma non lo dà a vedere. Sono cose che toccano queste, toccano lo stomaco, il cuore, i polmoni e non c’è uomo che tenga. Il bambino ha capelli rossi ed ora indica un palazzo con il suo dito, all’orizzonte. In una finestra di quello, l’immagine riflessa di una donna, nel suo appartamento, mostra tutte le particolarità di un volto tormentato e vivace. La donna guarda se stessa in quella lastra di vetro: si odia, odia la sua immagine, vorrebbe tirarle un pugno e spaccarla, farsi male, vedere sangue sulla sua mano, piangere, disperarsi. Ma sa che quella sarebbe pazzia e non è ancora giunto il momento, almeno non a quell’ora del mattino. È ancora troppo presto per il suo delirio personale, pensa, mentre il riflesso, crudele e beffardo, continua a guardarla. Il sole di mezzogiorno,orrendamente vivo illumina finestre, porte, antenne, occhiali, giardini, alberi, monumenti, situazioni, lamiere. Mara arriva a scuola. Il cortile è vuoto, troppo vuoto, la campanella è già suonata da un pezzo. Ma gli imprevisti le sono sempre piaciuti. Lascia cadere il suo motorino ed il casco quasi contemporaneamente, lo aveva precisamente immaginato e poi programmato. In molti allora si affacciano dai finestroni del liceo per guardare incuriositi dai quei rumori ed è in quel momento gli occhi vecchi ed esperti dei professori, sono esattamente gli stessi di quelli dei ragazzi. Si, perchè di fronte a queste cose rimaniamo sempre sorpresi, incapaci di comprendere, come se gli anni e le esperienze si annientassero, vecchi o giovani, assistiamo impotenti e confusi. Ora Mara vorrebbe veramente fermarsi, pensa che è ancora in tempo per ritirarsi e cavarsela con una figuraccia, una delle tante. Ma dio non si è opposto e l’ha condotta fino a quel punto; persino il semaforo che ha tanto pregato che potesse fermarla, non ha opposto resistenza…e quando gli dei ed i semafori sono dalla tua parte, allora vuol dire che quella è la tua giornata, in cui si è destinati a fare grandi cose. Cose che tutti ricorderanno per sempre. Mara ha deciso; lascia cadere lo zaino e con sguardo di sfida muove verso l’entrata della sua scuola: quant’è bella con il sorriso sghembo al sole; i suoi lunghi capelli biondi profumano di albicocca e la sua beretta M9, che nasconde nei jeans sotto la maglietta, ha le iniziali di suo padre incise sul calcio. Dentro l’aula centonove del liceo una professoressa piange, implora la giovane Mara di fermarsi ‘’Vedrai andrà tutto bene, mi prenderò cura io di te, le cose si aggiusteranno e si rimetteranno a posto’’ la solita filastrocca però...Mara sente il cuore, che pur aveva allenato a rimanere di ghiaccio e impenetrabile per questo giorno, spezzarsi d’un tratto e vorrebbe di nuovo veramente fermarsi; ma ha subito troppo e troppo grande e insopportabile è tutto ciò che ha dovuto vedere, toccare, sentire, provare. La prof ora ha smesso di implorare, né piange. Non potrà farlo mai più e come lei due ragazzi della centonove che dopo gli spari improvvisamente si svuota, mentre il corridoio del secondo piano del liceo invece, si riempie di grida di terrore e di passi pesanti. Mara ancora immobile ed impietrita nella centonove, si accorge che non era ciò che si sarebbe aspettata di provare: né il conforto né la pace tanto desiderata arrivano…ma aveva messo in conto anche questo. Quando le sirene e molti estranei, alcuni dei quali armati, sopraggiungono sul luogo, non trovano che una beretta M9 appoggiata su un banco dell’aula insieme a tre farfalle morte...Mara è già sul tetto dove proverà a volare per l’ultima volta. Che bella l’altitudine pensa. Si le è sempre piaciuta: vedere tutte quelle persone, quelle case, quelle automobili così piccole; e poi quella brezza leggera che le solletica il naso. Mara apre le ali. È pronta. Solo alcuni no strozzati improvvisamente, di alcune sue compagne giunte sul tetto cercano di opporsi alla sua partenza; ma lei è già nell’aria, nel vento, fluttua nel cielo e nella leggerezza del mattino. Mara ha già spiegato le ali e ora vola. Vola mentre il profumo di albicocca inebria la città.

Racconto scritto da Giovanni Sansone

Disegno di Luca Lamberti

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