L’uscio dell’emporio era socchiuso e dall’interno proveniva una fioca luce rossastra. Sospinsi la porta che si aprii con uno scricchiolio. Entrai titubante e mi guardai intorno, posando lo sguardo sugli strani strumenti che riempivano gli scaffali e le decine di pergamene accatastate sul lungo bancone. Alcuni arazzi occupavano interamente le pareti e un pendolo rotto si stagliava sul muro di fronte.
La donna che mi aveva indicato quel negozio aveva descritto il mercante come un personaggio insolito, viscido e terrificante. Si raccontava che avesse più di quattrocento anni e che non avesse un nome, sebbene nel corso dei secoli gli avessero attribuito diversi appellativi. C’era inoltre chi sosteneva che non fosse del tutto umano.
Quando la strana figura emerse da una porticina posta dietro il bancone, trasalii. La sua statura era quella di un bambino, ma le rughe e l’espressione del volto emaciato tradivano la sua età. Era calvo e le sue labbra erano aperte in una sorta di ghigno. Mi squadrò con i suoi occhi acquosi, in attesa che mi pronunciassi. Per un istante temetti di aver sbagliato indirizzo, non poteva essere lui la persona che stavo cercando. Affondai una mano nella tasca del cappotto e afferrai il foglietto che avevo conservato. Rilessi quanto la donna aveva scritto e tornai a fissare il volto impaziente dell’uomo dietro al bancone.
“Mi hanno detto che tu puoi aiutarmi”. L’uomo non mutò espressione, né disse nulla, così continuai “Sto cercando una merce, qualcosa di molto…particolare”. Il mercante sbatté le palpebre, annoiato. “Qualcosa che non si trova in questa stanza”.
Lui sollevò un sopracciglio, guardandomi scettico e il ghigno sparì dal suo volto. “Non so di cosa tu stia parlando: non c’è nulla oltre questa stanza. È meglio che tu vada”. Si voltò e si mise a trafficare con alcune cianfrusaglie. Non potevo arrendermi né permettermi di perdere altro tempo, così mi sporsi oltre il bancone e afferrai il mercante per un braccio, inducendolo a girarsi verso di me. “Ho bisogno di un’anima” sussurrai,
L’uomo si staccò dalla mia presa e si ricompose. Mi fissò a lungo prima di prendere la sua decisione. “Quanto denaro hai con te?” domandò. “Quanto basta” risposi. Il mercante mi fece segno di seguirlo oltre il bancone, attraverso la piccola porta dalla quale era apparso poco prima.
Mi precedette tenendo in mano una lampada a olio ed io lo seguii scendendo per una stretta scala a chiocciola fino a raggiungere uno scantinato. L’ambiente era molto più grande della stanza al piano di sopra e rimasi affascinata dalla quantità di libri e oggetti ammassati in ogni angolo.
“Che tipo di anima ti occorre?” mi chiese cercando qualcosa su uno scaffale. “Non ha importanza” risposi “ma dev’essere forte abbastanza: ho sentito dire che quelle più deboli non sopravvivono a lungo” aggiunsi.
Lui sospirò e annuì col capo: “E’ così. Le anime più resistenti sono difficili da ottenere e per averle occorre molto denaro”. Gli lanciai un’occhiataccia. “Ti ho già detto che il denaro non è un problema: procurami quest’anima e pagherò qualunque prezzo”.
Il mercante afferrò un’ampolla e la posò sul tavolo davanti a me; conteneva uno strano vapore bianco. “E’…è questa?”. “E’ un’anima molto forte” dichiarò l’uomo. La presi tra le mani e la soppesai pensierosa; poi aprii la sacca e la lasciai scivolarvi dentro.
Consegnai al mercante una busta; lui ne controllò il contenuto e sorrise soddisfatto. “E’ sufficiente?”. “Lo è” asserì accompagnandomi fuori, oltre l’uscita sul retro.
Prima di andarmene mi voltai verso di lui: “Resterai qui ancora per molto?”. L’uomo scosse la testa. “Non posso restare a lungo in un posto…la maggior parte della mia merce è pericolosa. Se scoprissero che ti ho venduto quell’anima finirei in guai molto seri” si guardò intorno con fare circospetto, come per timore che qualcuno avesse potuto sentire quanto aveva detto “Rimarrò in città per altri due o tre giorni, poi andrò via, in cerca di un altro luogo per i miei affari”.
Feci un passo nella strada deserta, illuminata solo dal fievole lampioncino accanto al negozio. “Addio, allora”.
Il mercante sorrise, sfoggiando il suo ghigno irritante. “Sono sicuro che ci rivedremo, quando tornerò in città”. Distolsi lo sguardo da lui e ripresi a camminare. La luce svanì improvvisamente e quando mi girai vidi che l’uomo era sparito e con lui ogni traccia dell’emporio.
Racconto scritto da Roberta
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