lunedì 27 maggio 2013

LA VERA STORIA DI SAN CRISTOFORO




Una volta, ai tempi in cui le creature di Dio vivevano ancora tutte insieme, in una fitta foresta dell’antica Licia, viveva un uomo dall’aspetto animalesco. Era grande quanto due uomini ed aveva la testa di un cane. Abitava in una grotta al di là del fiume più grande della regione e si occupava tutto il giorno principalmente della sua sopravvivenza; altre volte si dedicava alla malgazione ed alla lavorazione dei latticini, di cui era gran maestro. Quelle poche volte che aveva provato ad entrare nei villaggi vicini la foresta, la gente, vedendo quell’aspetto rozzo e mostruoso con una testa di cane, lo avevano sempre sfuggito o allontanato. Allora l’uomo selvaggio se ne stava sempre da solo a contatto con la natura: ciò lo rese ancora più spaventoso nell’aspetto; non si lavava né si curava ed i suoi capelli e la sua barba raggiungevano l’altezza delle ginocchia. Aveva naturalmente la forza di un vero gigante, poteva alzare in un sol colpo cinque capre oppure guadare il fiume nei giorni di piena senza che la corrente lo smuovesse di un passo. Un giorno decise di andare nuovamente al villaggio perché si sentiva troppo solo, decidendo di portare con sé i migliori formaggi che aveva lavorato; attraversò il fiume con il suo carico e arrivò al villaggio. Ma di nuovo, vedendo quel mostro, tutti si spaventarono e quel giorno il destino volle che un cacciatore si trovasse lì di passaggio. Subito ci fu qualcuno che urlò al cacciatore di uccidere la bestia che si trovavano di fronte, così esso, anche se in cuor suo era un uomo buono, vedendosi accerchiato dalle genti che gridavano e imprecavano la morte del mostro fu costretto a scoccar frecce dal suo arco. L’uomo selvaggio fuggì di gran carriera, inseguito da cani e bastoni piangendo come un fanciullo e non capendo il perché di tanto odio, quando tutto ciò che lo aveva spinto al villaggio era fare amicizia e portare doni. Quando passò vicino ai primi grandi alberi della foresta i passerotti cominciaron la favella:

Omo Selvaggio tutto peloso, grande e grosso dalla testa di cane, perché te ne stai solo nel bosco con le tue cose strane?       
Di certo la gente vedendolo così brutto e mostruoso scappa in gran fretta, e lui se ne torna nella sua grotta a piangere per la disdetta


Non passò molto tempo che l'uomo si sentì nuovamente triste e solo, così decise di andare a trovar amici in un altro villaggio ai margini della foresta. Questa volta per l'occasione uccise una delle sue capre più grasse e ne fece salsicce e mantelli, e portò con sé i formaggi stagionati più buoni che potessero esistere sulla faccia della terra. Attraversò il fiume e s'incamminò. Il villaggio in cui arrivò era molto povero, gli abitanti pativano la fame ma nonostante questo le famiglie erano molto numerose e si viveva di stenti; così bambini e anziani quandi videro quell'uomo alto e robusto pieno di leccornie e coperte, dapprima gli chiesero chi fosse, senza dargli molto importanza e subito dopo se poteva dar loro tutto quel ben di Dio. L'uomo selvaggio diede a ciascun abitante tutti i suoi regali e per un momento si sentì felice: forse quelle persone erano buone e volevano far amicizia con lui. Ma appena ebbero mangiato tutto e dopo essersi coperti con i mantelli che l'uomo aveva portato, i loro occhi si aprirono e le loro menti, prima offuscate dalla fame e dal freddo, ripresero conoscenza: tutti allora videro quell'orrenda creatura dalla testa di canide. Alcuni scapparono in preda al terrore mentre altri presero i sassi più appuntiti del villaggio e cominciarono tosto a tirarli contro l'uomo selvaggio. Di gran carriera l'uomo scappò via di nuovo, mentre lacrime di bambino solcarono il suo viso peloso. Quando fu sotto gli alberi della foresta i passerotti cominciaron la favella:

Omo Selvaggio tutto peloso, grande e grosso dalla testa di cane, perché te ne stai solo nel bosco con le tue cose strane?
Di certo la gente vedendolo così brutto e mostruoso scappa in gran fretta, e lui se ne torna nella sua grotta a piangere per la disdetta

Nel villaggio povero appena visitato dall'uomo selvaggio, in una piccola capanna, abitavano un padre una madre e sette figli. Il padre era via tutto il giorno a cercar legna e cibo; la madre era una donna cattiva, una strega del male, che amava tutti i suoi bambini tranne uno: il settimo. Non ci volle molto che tornò la miseria  e la sera quando il padre tornava stanco a casa, la strega gli diceva che non potevano più sfamare sette figli e quindi, uno di loro, avrebbe dovuto andar via a cercar fortuna per il mondo. In realtà la donna, benché poveri, voleva solo sbarazzarsi del settimo figlio. Così un giorno, di buon mattino il padre svegliò il bambino dicendogli che quel giorno sarebbe andato con lui nella foresta a raccogliere frutta. Il bimbo era il più buono ed il più bello dei sette ed uscì con il padre tutto contento per andare nella foresta. La matrigna disse all'uomo che al calar della sera avrebbe dovuto abbandonare il fanciullo nel cuore del bosco. Così per tutto il giorno padre e figlio si diedero un gran da fare e quando fu abbastanza buio l'uomo, anche se a malincuore si allontanò dal figlio lasciandolo da solo. Il bambino benché stanco della giornata, continuò a camminare tra gli alberi mentre la radura si faceva sempre più fitta. Arrivato alla fine della boscaglia si ritrovò davanti un enorme fiume al di là del quale vide una grande grotta. Pensò che piccolo com'era non sarebbe mai riuscito ad arrivarci per trovare un po' di riparo per la notte; mentre pensava un enorme figura comparve proprio all'ingresso della grotta. L'uomo selvaggio padrone della foresta e della grotta chiese al bambino cosa ci facesse lì nel cuore della notte. 'Mi sono perso nella foresta ed ora vorrei riposare un po', ma non so come guadare il fiume' rispose. L'uomo selvaggio che aveva timore che il bimbo lo trattasse come tutti quanti gli altri, dapprima pensò di ritirarsi nella grotta e lasciare il piccolo al suo destino ma visto che gli sembrava buono prese a dire: 'Perché dovrei aiutarti?'. 'Non lo so’ rispose il bambino 'Vorrei solo trovar riparo nella tua grotta. Aiutami ad attraversare il fiume'. Anche se titubante, a quelle parole, il gigante scese nel fiume e raggiunse la sponda dove lo aspettava il fanciullo. Quando l'enorme uomo fu davanti al bambino, egli gli chiese: 'Non hai paura di me?'. 'No. Io so che sei un brav'uomo e che hai portato molti doni al mio villaggio e ai suoi abitanti. Ora attraversiamo il fiume'. L'uomo selvaggio prese il piccolo in spalla come se fosse un ramoscello e scese nel fiume che attraversava ogni giorno, cosa impossibile per qualsiasi altro uomo. Ma appena furono nell'acqua, l'uomo si sentì piegato in due dal peso di quel bambino che ad ogni passo sembrava diventare sempre più pesante; si sentiva come schiacciato sotto il peso di un enorme macigno e quando arrivò a metà del tragitto si verificò un altro evento incomprensibile: la corrente del fiume crebbe a dismisura, diventando sempre più vorticosa e violenta come in un giorno di tempesta. Alla fine l'uomo selvaggio riuscì a traghettare il fanciullo dall'altra parte e lo condusse al riparo nella sua grotta. Qui il gigante chiese al bambino chi fosse e perché si era mostrato così gentile con lui. Allora il bambino gli confessò che lui era il Cristo e che poco prima aveva portato sulle sue spalle non solo il suo peso, ma quello di tutto il mondo e che la forza del fiume era l'odio e la cattiveria degli esseri umani. Il Bambino chiese all'uomo selvaggio cosa volesse in cambio dell'aiuto e dell'ospitalità che gli aveva donato; lui rispose che non desiderava altro che essere accettato dalle persone. Allora il Bambino appoggiò la sua piccola mano sul capo del gigante e lo battezzò con il nome di Cristoforo: dopodiché il Fanciullo pretese di essere nuovamente riportato nella foresta. Questa volta Cristoforo non fece alcuna fatica ad attraversare il fiume con il Cristo sulle spalle che una volta arrivato, svanì nel nulla. L'uomo selvaggio che ora si chiamava Cristoforo, guardò il riflesso del suo volto nel fiume e vide che non aveva più l'aspetto di un cane, ma era diventato un uomo. Da quel giorno abbandonò la grotta e andò di villaggio in villaggio a predicare la parola di Cristo, finchè non subì il martirio e venne decapitato. Ed è per questo che oggi San Cristoforo protegge i viaggiatori, i pellegrini i ferrovieri, gli automobilisti e tutti coloro che ogni giorno traghettano le persone da un posto all'altro, da un luogo brutto ad uno bello.


Storia di Giovanni Sansone


lunedì 18 marzo 2013

CHE FAMIGLIA DI MERDA, CHE FAMIGLIA DI MERDA

Guarda, no vieni entra entra guarda. Devi vedere. Allora quello è il primo genito, guardalo guardalo...lo sai che fa'? Lo sai che fa' sto figlio di puttana?..esce con la ragazza no, e lo sai che fa'? Stanno tipo che ne so' in macchina appartati o in pizzeria a mangiare una pizza, ma come anche passeggiando mano nella mano, così normalmente insomma, e sai sto' stronzo che fa'? No dico, sai sto' stronzo che fa'? LA REGISTRA! Si la registra, registra la ragazza cazzo. Si porta dietro quel cazzo di registratore minuscolo e se lo mette nel taschino della camicia o nel cappotto, e registra tutto quello che gli dice...poi torna a casa e il giorno dopo si mette a selezionare le parti, che sempre naturalmente secondo quella sua testa di cazzo malata del cazzo, ritiene migliori. Si insomma le frasi salienti e poi le porta ad una psicologa che non so' dove cazzo ha conosciuto, e le fa' sentire tutto...perchè vuole capire se lo sta tradendo, se dice la verità, se è vero che è andata a fare la spesa, se è vero che non è uscita quando lui è andato a giocare a calcetto e così via...si perchè è un ossesso. Un paranoico compulsivo del cazzo, ecco cos'è.....ah ecco ecco quest'altro! Questo lo vedi così, alto si e no un metro con la faccia di merda da angioletto tutto sorridente, ma invece è un terrorista, un fottuto terrorista del cazzo: è un concentrato di otto anni di guerre mondiali-apocalissi-piaghe-kamikaze-bombe a mano-carestie e tsunami messi insieme...non lo tieni fermo con un cazzo questo qui con niente di niente! Con la colla sulla sedia, arrotolato nello scotch...niente! Non c'è verso...stamattina no, giocava a fare l'indiano del cazzo e non ha spaccato la finestra del soggiorno con una pentola della madre?...la quale naturalmente giocava a scala quaranta su internet con quelle rincoglionite delle amiche...ma che cazzo... Poi quella lì te la raccomando...quella che vedi lì spaccata sul divano con quel cazzo di portatile sulle gambe...mia figlia; sempre con quel cazzo di computer in mano, quando non c'ha il cellulare in mano naturalmente, o quelle cuffie del cazzo nelle orecchie ad ascoltarsi quella merda di musica gotica che io non sono vecchio o rincoglionito come vogliono farmi passare...lo so che sti cazzo di froci si tagliano le vene e parlano di suicidio collettivo o sesso con i gatti nelle loro canzoni del cazzo! E poi non mette il muso fuori di casa neanche a spararla cazzo...ma l'altra sera penso di aver visto il massimo. Aveva lasciato semiaperta la porta della sua stanza ed era sdraita sul letto con il cazzo di cellulare in una mano e il telecomando nell'altra, solo che sentivo il ticchettio della tastiera del portatile...come cazzo è possibile mi sono chiesto se le mani erano occupate...scosto un pò la porta è vedo quelle dita dei suoi piedi del cazzo che battevano sulla tastiera! con gli allucci, con i piedi batteva al computer ma ci credi cazzo! Cose dell'altro mondo...ecco in che cosa ci stiamo evolvendo cazzo, così è come finiremo..... che famiglia di merda cazzo, che famiglia di merda. Hai capito o no giovane, mi hai ascoltato? '' Ma signore io veramente..mi chiamo Giovanni Sansone e sono un agente della ditta di rappresentanza Scopi&Scope, le volevo solamente mostrare il nostro ultimo modello di aspirapolvere che..'' Ma quante H che sento, che cadenza aspirata che odo nella tua parlata! Ma sei per caso calabrese ragazzo?? ''S-si signore, ma io..ehm..in realtà le v-volevo..'' A cazzo! Io ci ho fatto il militare in Calabria! Vicino Cosenza cazzo...vieni vieni di sopra che ti faccio vedere le fotografie...di Cosenza cazzo, piccolo il mondo eh...che poi devi sapere che io prima di............ FINE?? Storia scritta da Giovanni Sansone

mercoledì 3 ottobre 2012

TESTAMENTO DI UN CARDINALE

Entra nella stanza, non chiede permesso, è il vento gelido dell'inverno, denuncia l'arrivo dell'angelo della morte, finisce un altra giornata la pioggia è tornata. Mi accascio tra le tenebre, in attesa che io possa essere accolto dalle anime dei poveri feti, che non hanno mai assaggiato il sapore della vita, poveri feti che hanno guardato gli occhi dell'oscura compagna, prima delle iride delle loro madri, puri tra i puri, vittime della fatalità, non condannati a soffrir di vita. Eppure piangono l'inferno, le loro lacrime restano li a battezzarli, come si dona una medaglia al valore miserabile. Bruceranno le mie ossa, che hanno retto questo fantoccio peccatore, o signore non hai mai armato le tue mani di strumenti inutili e non hai mai giocato d'azzardo con l'uomo, ma nonostante questo hai permesso di scommettere su di me, causando dolore. Mi preparo a morire, mi preparo alla mia natura, bella affascinante e orribile. Continuo il mio viaggio lasciando la materia in queste mura, e portando con me solo il bagaglio della mia anima, perché l'immortalità è l'immobilità dell'instabilità, la trasmutazione invece è il volere del progetto divino, sulla mia tomba leggerete, ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e quel che forse sembrerà più strano è che ci vuole tutta la vita per imparare a morire, seguirà il mio nome? no, Seneca. Scritto da Marco Arnoldi

MICHELANGELO

Ho mangiato tanta pizza, per questo sono diventato una Tartaruga ninja. Il mio colore preferito è sempre stato il giallo, poi però ho ammirato l'intensità del sole, il magma e le arance vitamina C, orizzonti al tramonto: per questo la benda che copre i miei occhi è diventata color arancione. Amo l'arte e la pittura, su tutti gli affreschi della cappella sistina, quindi, il mio nome è Michelangelo. Ora corro nudo nella notte con indosso solo il mio guscio e la mia cinta. Sento la pioggia che inizia a punzecchiarmi il viso mentre la mia sagoma percorre marciapiedi quasi puliti poi parapetti della statale 105...adesso invece in perfetto equilibrio sul muro di recinzione della vecchia fabbrica di eternit che sputa ciuffi di veleno anche a quest' ora. I miei nunchaku, ben saldi al guscio, non hanno nessuna voglia di divertisi stasera e non si azzardano minimamente a raggiungere l' erezione; del resto neanche io ho tanta voglia di far casino. Da tempo ormai mi sento ogni giorno sempre più debole, sempre più stanco ma contemporaneamente una rabbia pulsante cresce e si annida al centro del mio addome...forse un ulcera. Ma che dico! Sono giovane...giovane e bello. Ricomincio a correre per scacciare questi cattivi pensieri senza senso, piove più forte. Poi mi rifermo. No non è vero, va tutto male invece. E' così. Qualche sera fa Splinter mi ha sorpreso con un' altra tartaruga mentre ci toccavamo sul divano; le due bottiglie di Jack Daniel's scolate a terra poi, non hanno per niente migliorato la situazione. Quindi ho dovuto confessare, ho dovuto vuotare il sacco e dirgli che la topa non mi piace e che sono attratto dalle altre tartarughe. Ma che vuole! Decido io con chi andare e con chi non andare. Lui non è nessuno...non più ormai. E' sempre stato lì assieme ai miei fratelli, a giudicarmi, osservarmi...disprezzarmi, mentre loro prendevano le strade che LUI gli diceva di scegliere. Solo perchè sono il minore, l' ultimo arrivato. La tartaruga nera. Ma non sanno niente di me, non mi hanno mai capito realmente fino in fondo. Poi penso che è il 2012 il mondo finirà: il 21 dicembre dicono. Tanto vale non farsi più tanti problemi o darsi altrettante pene. Finalmente arrivo al molo: fumo, luci annebbiate, chiasso, gatte da pelare, finalmente mi sento a casa, a mio agio. Inverto la rotta : ho voglia di darmi. Splinter aspetterà alzato fino alle sei del mattino. Se tutto va bene. Gli anni 90 sono finiti. Passato. Allora era tutto diverso, quando io ed i miei fratelli eravamo sulla scena, a girare quegli stupidi cortometraggi. Lo facevamo solo per soldi, soprattutto loro! vermi sporchi ipocriti! Per non parlare della roba che girava. Veniva dal giro dei Serpenti Cinesi, il top! niente a che vedere con le schifezze sintetiche in circolazione oggi. Donatello ne aveva il camerino sempre pieno, se la sparava direttamente in vena. Eppure non usciva mai dalle righe, manteneva sempre il famoso "autocontrollo", cosa che io non ho mai posseduto invece. Ma eravamo comunque tutti marionette, chi più chi meno nelle mani di "zio" Splinter...vekkio topo bastardo. Ora le cose sono così cambiate; Leonardo è sposato con April che aspetta un bambino, Raffaello è nel buisness, commercio di non so cosa, mentre Donatello...assurdo..Donatello ha preso i voti e gestisce ben cinque parrocchie della città. Lascio sfumar via i ricordi del passato ed entro nel primo locale che conosco molto bene. L'aria è una cortina di nebbia quasi irrespirabile, mi fermo a due passi dalla porta d' ingresso. Il club è sovraffollato, il bancone trasbroda di persone e sulle passerelle ragazze bionde poco vestite si esibiscono al ritmo di canzoni hip house. Tutto nella norma; mi volto verso lo specchio a muro accanto al guardaroba: scorgo il mio viso, una barbetta ispida e arruffata delinea la pelle rugosa e verde, non mi curo più penso tra me e me, sempre più rapito e allo stesso tempo sconvolto, dalla mia faccia. Continuo ad osservarmi ancora poi improvvisamente sento una voce troppo rauca e grottesca per non voltarmi: nel privè accanto l'ingresso vedo Bebop sdraiato e strafatto su divanetti di pelle rossa assieme due tipe. Una è inginocchiata ed ‘’impegnata’’ all’altezza del suo bacino, un' altra pratica lo stesso servizio in piedi…sul suo corno bianco però. Luridi feticisti! Vado verso il bancone. Anche qui scorgo la sagoma di una vecchia conoscenza che non avrei voluto incontrare stasera..Rocksteady, che, ubriaco come al solito, urla e prende akkazzoti tutti i tipi che si avvicinano troppo al suo alito appestato. Mi volto per vedere se posso rimediare nella pista ma una depressione improvvisa mi butta a terra. Poi sento una mano bianca e delicata sulla spalla. April?! Che ci fa qui, le chiedo. Lei mi sorride sbronza e mi fa segno di tenere l'acqua in bocca con il dito sulle labbra, ride ancora più maliziosa..è bellissima. Poi si avvicina e ora posa tutte e due le mani sulle mie spalle, balla un pò in modo provocante poi prende qualcosa da un fazzoletto bianco. Porta l'indice ed il pollice, con qualcosa di piccolo e azzurro tra esse, alla mia bocca semiaperta. Non oppongo resistenza. Chiudo gli occhi ed ingoio. Mi sento come Leonardo Di Caprio in Romeo+ Julietta alla festa dei Capuleti, solo che, al posto di un Mercuzio allucinato, chi mi ha drogato è una splendida e affascinante giornalista incinta. 1..2..3....4..riapro gli occhi..il locale gira, una trottola colorata, le persone sono diventate lunghe ombre sfuocate di colore rosso e verde. Accesi colori molto accesi su sfondo nero e caldo, inchiostro che le sporca un pò. La musica rimbomba solo dentro le mie orecchie come un suono ovattato, caldo, intenso. Mi sento come coccolato da qualcosa che non c'è. Un tepore infantile..poi sento improvvisamente vampate sulle guance e sul collo, mi tocco sono bollente. Mi muovo non riesco più a star fermo. Cammino tra queste luci, nessuna di loro ha faccia o voce e il mio tocco non le altera. Abbasso lo sguardo: un piccolo coccodrillo mi osserva, sarà alto si e no 30 cm. Non fissarmi vattene! Lo calpesto eppure non sento niente che si spiaccica sotto il mio piede. Proseguo, una sedia al bancone mi aspetta. Ora le ombre cominciano a delinearsi appena, alcune osano anche parlare. Chiedo un liquore ambrato mentre tre forme mi si avvicinano sorridenti. Adesso sono euforico mi sento un Dio. Parlo con loro di cose che non conosco, rido e faccio ridere. Beviamo insieme. Ne calo uno, due, poi tre e quattro tutti insieme; applausi. La calca intorno a me si allarga le voci si sovrappongono, sono sempre di più. Allora mi alzo vado in pista di nuovo, strisciando accanto tanta gente, alta ,bassa, magra, capelli lunghi, teste rasate. Mi sento soffocare e sono al centro. Il posto è sempre più pieno, non c'è spazio neanche per muovere un braccio. Sento bicchieri di plastica cadere a terra, e qualcuno che ci balla sopra. Tiro fuori una sigaretta l' accendo. Qui non mi vede nessuno. Ci riesco a stento, sbatto addosso una tipa, le chiedo scusa, butto la sigaretta, non mi va più di fumare. Ora sto un attimino male. Sento che sudo, ma sono asciutto. Voglio uscire di qui! VOGLIO USCIRE DI QUIIIII!!! Fatemi passare maledetti! Levati! Torno al bancone. Non c'è ne più euforia, ne più tante sagome colorate. Ho voglia di dormire. Incrocio le braccia sul legno appiccicaticcio e maltoso, e abbandono la testa tra di esse. Due secondi, due minuti due ore? Qualcuno mi bussa sul guscio. Alzo la testa: gira ancora tutto come prima. Vedo due fauci molli e sporche su di una faccia schiacciata e pelosa corredata da due occhialetti da sole di pessimo gusto. E' Rocksteady che cerca rogna. Dò un'occhiata fuggitiva al locale, è ancora popolato. Ritorno sulla brutta faccia che ora è sempre più vicina alla mia, troppo vicina. Dice cose che non comprendo, in maniera furiosa e facendolo gli schizzi della sua bava mi colpiscono in pieno sul muso. OK Stop. Mi ha sempre dato un fastidio enorme chi sputa mentre parla e nel farlo, in più, lo fà sulla tua faccia. Mi alzo di scatto e gli sferro dritto sul naso grosso un destro prepotente. Tutto quello che ottengo però è solo un Rocksteady che si sposta di appena un millimetro. Mi prende per per il collo e mi solleva di un bel pò da terra: è grosso, grasso, sporco, ubriaco e puzza. Mi scaraventa sullo specchio dietro il bancone, il mio guscio fa !strike! con le bottiglie di superalcolici e le mensole di cristallo. Tempo di NUNCHAKU. Mi rialzo pesantemente, intanto intorno a Rocksteady è scoppiata una piccola rissa tra altrettanti ubriachi. Mezzo giro e la mia catena lo colpisce al ventre, sono ancora dall'altra parte del bancone. Ora faccio roteare tutte e due le mie bellezze a 360 gradi incrociando velocemente le braccia..lo disoriento. Lo colpisco in faccia, gli occhiali si frantumano ed un flotto di sangue sporca il bancone. Il secondo colpo gli arriva crudo sull 'avambraccio sento che colpisco l' osso della spalla. Lui si piega un pò . Mi riafferra e mi tira finalmente dall' altra parte; non gli permetto di scaraventarmi stavolta e con il piede lo ricolpisco dritto in faccia, questa volta gli rompo il naso, lui cade a terra con le mani sul volto, sta malissimo esce tanto sangue, grugnisce grugnisce..fa per rialzarsi ma il dolore lo ripiega a terra..intanto il piccolo focolaio si è esteso e sembra come se tutto il locale stesse facendo a botte. Ripongo i nunchaku fumanti nel guscio ed esco. La notte è fredda e umida, un draghetto di aria condensata fuoriesce ad ogni mio respiro. Aspetto che l' adrenalina si abbassi...sigaretta. Sono sulla via del ritorno e sono appena le tre e mezza e non ho nessuna voglia di tornare a casa. Non voglio. Storia di Giovanni Sansone

venerdì 6 luglio 2012

IL TESTAMENTO DEL TUMBLER MEDIO

Sono stato mezzo vuoto per un occhio pessimista, sono stato mezzo pieno per uno ottimista. Ho baciato migliaia di persone senza mai innamorarmi, ho brindato ha centinaia di feste con persone che non conoscevo, ho fatto compagnia a persone che erano tristi aspettando che il loro dolore svanisse mentre io diventavo più leggero, ho ascoltato chiunque mi abbia parlato senza che si aspettassero da me alcuna risposta, ho sentito le mani calde delle persone innamorate che cercavo dentro di mè il coraggio che non avevano. Ho corso lungo il bancone tutte le sere, ho fatto gli straordinari come posacenere fino a notte fonda... ma questa notte non raggiungerò mai il tavolo cinque. Mentre cado, guardo il barista compagno di una vita, cado e vomito un Brandy Daisy con poco ghiaccio, arrivo a terra, sento per la prima volta la mia voce, dura solo un istante, tutti si voltano a guardarmi, finisco in mille pezzi in una sgargiante pozza rossa colma di granatina, come topi i miei frammenti raggiungono i posti più nascosti del bar, il barista mi fa la cortesia di abbracciarmi un'ultima volta usando la scopa per raccattarmi, emetto un ruggito quando i miei pezzi si riuniscono, graffio il pavimento che mi ha distrutto, il mio funerale dura appena il tempo di raggiungere il secchio, il barista dice per me un preghiera arricchita di parolacce per il suo gesto maldestro, vengo seppellito nella mondezza, i miei frammenti raggiungono il punto più fondo, un mondo buoi e umido. Sulla mia tomba troverete scritto, un altro grazie...

giovedì 29 luglio 2010

STORIE DA SOTTO L'ALBERO SENZA CLOROFILLA



AMSTERDAM

''Perchè quelle ombre si muovono?''

''Cosa?''

''Le ombre. Sulle pareti e sul soffitto, si agitano, le vedo scorrere..stanno per venire a prendermi.''

''Ma di che diavolo stai parlando Gretel? Zitta e rimani nel letto.''

''Le guardo con la coda degli occhi, non oso muovermi, ho pura che se sposto anche un solo sopracciglio mi vedono e vengono a prendermi. Aiuto ho paura...eccole..si muovon...''

''Maledizione Gretel smettila! Non c'e' nessuna ombra. Sono le tre di notte, sono solo i riflessi delle luci di fuori che entrano dalle persiane. Rimani nel letto, rilassati e sogna.''

''Hànsel ora si muovono più veloci! Aiutami, eccole vengono a prendermi Hànsel aiuto.. AAAAAH! Hànsel!!''

''Gretel fermati non alzarti, qualsiasi cosa tu veda non alzarti rimani attaccata al letto..''


''HANSEL!''

''No! Fermati non alzarti! Gretel, fermati!''

''Eccole eccole!! oddio sono qui intorno a me, mi stanno prendendo! mi prendono, NOOOO!!''

''Gretel dove vai? no! ritorna nel letto, Greteeeeel! Togliti dalla finestra Gretel siamo all'ottavo piano, Gretel! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.''



ASSENZIO (RICORDATI CHE IO SONO STATO IL PRIMO A DIRTI CHE SONO PIENO DI MERDA)

Paga il mio rispetto. Ormai ho capito tutto. Quando tutte queste facce di culo qui intorno a me rideranno, credendosi chissà chi, e mi ritroverò a sputare i miei polmoni nel cesso, avrò capito tutto. Nessun posto dove dover andare, senza quel senso soffocante di bisogno, finalmente libero. Possibile che non lo capisci? Guardati intorno, sono tutti pieni di piscio, tutti presi dai loro lavori, dalle loro carriere, dalle loro religioni. Credono di aver riempito la lura insulsa vita umana e ti guarderanno con disprezzo, lo stesso che tu provi per loro. La loro quotidianità è il loro credo, il loro Dio; ma ti ripeto, sono solamente pieni di piscio e non la smetteranno mai. E quando il primo di loro verrà a chiedermi quale posto occuppo nella società, gli cacherò il mio cuore sul pavimento e poi me ne andrò, libero con la mia fede della non-credenza in niente. Per la mia strada non voglio nessuno.


MESCALINA

Sei pronto?...

''Si. Però non so se ci riuscirò''

Perchè dici questo?...

''E' troppo tempo che non ci provo. Una vita.''

Vedrai ti aiuterò io. Non dubitare amico mio, ce la farai...

''Non so forse è meglio lasciar stare''

Fidati, ormai ci siamo. Avanti, vieni.....



'''E quella chi è? Credi di riuscirci così facilmente? Lo sai quante persone sulla sedia a rotelle ho visto nella mia vita? Cosa me ne dovrebbe importare?'''

Si chiama Granita. Ha sette anni...

'''Ti ripeto è inutile. Io non.....Oh mio Dio!'''

'''Oddio! Cos...cos'è? Cosa mi sta succedendo?!'''

Lo vedi? Il suo passato ed il suo presente...

'''Ti prego fermati! Sono nei suoi occhi, nel suo corpo, nella s-sua testa! Dio mio!Ti prego fermati..AAAAH!'''

'''Vedo l'incidente a quattro anni. Lo scoglio, il mare, mia madre che mi tiene in braccio nell'acqua calda, gli schizzi, il sole....il motoscafo! Oh dio nooooo!'''

E il presente? Come va il presente?...

'''Sono a scuola. Gli altri bambini giocano felici e spensierati. Le gambe! AAAH...Dio che voglia di camminare! E' atroce, è come...è come...dei chiodi, dei paletti di acciaio infilzati nelle cosce che mi impediscono di alzarmi. Ma il dolore non è fisico. E' qualcosa di peggio. E' la voglia di scendere, di correre come gli altri. Ti prego basta! Basta!'''

Ah... ora lo vedi...senti..

'''Fermati voglio uscire. Fammi scendere ti supplico'''

Ancora un pò amico mio...

''' V- vedo mio padre, un uomo troppo misero e debole per ribellarsi alle offese dei miei compagni di scuola; piange più di mia madre. Troppo debole per far sentire la sua voce e far costruire quella rampa speciale, che mi si deve per legge, all'ingresso della scuola. Mi permetterebbe di entrare da sola senza che lui mi debba sollevare e portare in braccio per tutte quelle scale...ogni singola mattina. Nessuno lo ha mai aiutato e...i bambini più cattivi ridono sempre di quella scena umiliante.'''

E la mamma? Come sta la mamma?...

'''Mia madre non riesce più a piangere... è in bagno..s-si uccide lentamente..No mamma!!...Ti prego basta..ho...ho sentito. Ma ora smettila ti prego, liberami..'''

Allora, hai visto la storia di Granita?

'''S-si'''

Ah,Ah,Ah. Bene amico mio, sei pronto per il prossimo viaggio?...

'''Quanto tempo ho ancora?'''

Quello di un ultimo giretto. Vedi, ci sto riuscendo. Ah,Ah,Ah. Proseguiamo...

'''Dove sono? Chi è quel ragazzo?'''

Un principe, o meglio lo era...

'''Ma è completamente nudo...e sta avvinghiato su qualcosa...'''

Oh si. Hai visto bene mio giovane amico..ma avviciniamoci..devi osservare il suo volto prima di tutto....

'''Oh Dio santo! E' completamente trasfigurato..n-non ho mai visto niente del genere..ma cosa gli è accaduto?'''

Il principe senza speranze lo chiamano. Un tempo era un principe giovane e forte, godeva delle sue terre e governava la sua gente, il suo regno nel migliore dei modi. Poi arrivò una ragazza. Il principe decise che da quel giorno i suoi occhi non avrebbero dovuto mai più staccarsi da quella creatura così stupefacente. Ne fece la sua sua sposa e divennero Re e Regina. Lui non faceva altro che amarla e dedicarle il suo corpo e la sua mente. Poi una notte il Re ebbe un incubo: la sua Regina era lì stesa accanto a lui nel letto; lui dormiva ma poteva sentirla. Lei gli stava raccontando, in un delirio di crudeltà, che non l'amava e che lo aveva sposato solo per essere regina ed ora stava per scappare con un forestiero di cui si era follemente innamorata e con il quale lo aveva già tradito. Ma la cosa più orribile fu il suo ghigno finale, spietato e cinico, con il quale gli confessò quella verità. Il Re si svegliò ma la sua Regina era al suo fianco e dormiva beata. Un incubo pensò. Passò altro tempo finchè un giorno uno straniero arrivò nella contea. La Regina dopo qualche ora da quell'arrivo, svanì nel nulla. La notizia fece scalpore in tutto il regno, la gente mormorava e rimaneva sconcertata del fatto che il Re non si facesso vivo per spiegare l'accaduto. Il Re non fece nulla, alcuni servi lo videro passare una settimana intera appoggiato alla finestra del grande salone senza mai sedersi, ne dormire ne tantomeno mangiare. Lui aveva visto la verità. Da quella finestra. La sua stessa vita salire sul cavallo di quell'uomo e scappare via, per sempre; la sua Regina si voltò solo per mostrargli un sorriso che una notte aveva già visto. Un incubo aveva pensato. Il principe passò un anno incollato a quella finestra. Permise alla sua mente di corroderlo e trasformarlo in ciò che ora vedi, intanto il regno andava in rovina, i barbari non trovarono difficoltà ad espugnare le difese del corpo di guardia , il quale non avendo potuto ricevere ordini dal proprio re, si arrese e venne annientato. Quando arrivarono al castello, gli invasori non trovarono nessuno, solo dei vestiti da Re che giacevano al suolo...

'''Che storia è questa?'''

Te l'ho detto mio giovane amico...è la storia del principe senza Speranze...

'''Si, ma perchè me l'hai raccontata? Perchè siamo qui?'''

Il principe si ritirò sulla vetta della montagna più alta, appena fuori i confini del Regno. Un posto lugubre e tetro, adatto alla sua nuova entità, alla sua nuova anima. Nudo e senza più nessuna spinta vitale si rifugiò qui, nella grotta in cui lo vedi. Con la forza della sua ultima disperazione, l'unico sentimento che lo teneva ancora a galla nel mondo dei vivi, convocò il Maligno. Ciò che Gli chiese fu sconcertante e Lui, il Diavolo in persona, non riusciva a credere a quello che il principe voleva che gli regalasse. Una sfera magica che poteva permettere al pricipe di vedere ciò che la sua Regina faceva in ogni singolo momento della giornata, della notte, della sua vita: il principe aveva deciso che per l'eternità avrebbe sofferto il male più orribile e atroce; struggimento e distruzione. Un sadico? pensò il Maligno...il principe si voltò per rispondergli 'No sono solo un colpevole, un peccatore, ed il mio è il peccato più mortale: l'Amore. Non quello delle poesie o quello che si scrive sui libri o che si narra nelle favole. L'Amore mortale. Il pricipe era questo, il vero amore, che l'umanità non conoscerà mai. Il Peccato. Perchè innamorarsi dovrebbe essere la prima cosa. Perchè innamorasi potrebbe essere la peggior cosa.' L'amore è peccato...

'''S-sta avvinghiato su una sfera che mostra il trascorrere della vita della persona per cui è morto, che l'ha tradito?! Ma è orribile, non può farlo...è un sadico...'''

Vuoi provare?....

'''No ti prego! Non puoi farlo..'''

Naturalmente, a differenza di quello di Granita, se ti facessi provare tutto il dolore del principe senza speranze, moriresti mio giovane amico. Ah Ah Ah. Tranquillo te ne darò solo un assaggio...

'''NO!! Ti Prego NO!...AH...AAAAAH...AAAAAAAAAAAHH'''




''Dove, dove sono? Sono morto?''

No mio giovane amico, hai solo perso conoscenza. Tranquillo ora sei a casa. Beh il tempo è ormai terminato, ci dobbiamo salutare. Allora com'è andata?...

''B-bene. ti ringrazio. Finalmente ci sono riuscito. Ti devo molto. Grazie a te ho finalmente...sofferto...di nuovo.''

Ah Ah Ah! te l'avevo detto che ci sarei riuscito! Beh se vuoi potrai venire a trovarmi di nuovo. Sei divertente sai. Usami quando vuoi. Ah Ah Ah. Ora ti devo salutare Addio

''Addio''




Giovanni Sansone

giovedì 1 luglio 2010

SOGNO INFERNALE




Ho visto lacrime graffiarti il volto, sotto la luna, mentre sedevi su scale di pietra antica. Ti ho vista vomitare, mentre fuggivi dalle mie braccia, per il disgusto ed il disprezzo che nutriva nei tuoi confronti un altro come me. Era al mio posto tempi addietro ed ora vedendo usurpato il suo posto ti accusava di alto tradimento; era come se la gelosia e la follia avessero completamente preso il sopravvento trasformandolo in una bestia immonda, trasfigurandolo nel fisico e nella mente: i suoi occhi e la sua lingua sputavano fiamme su di me e veleno su di te. Non mi sorpresi: io, al suo posto, avrei reagito nello stesso identico modo. Come si poteva non sconfinare nell’irrazionalità con te amor mio vedendoti tra le brame di un altro?? Eppure il poveretto non suscitò solo pena dentro di me, ma anche una tremenda paura. In seguito ti ho aspettata per ore vagabondando in terra a me nemica, solo per un unico bacio fuggente. Sbagliando, o forse no, ti ho creduta diversa da tutti quanti gli altri, ma poi ho sentito la tua voce, qualche sera dopo, cantare la stessa canzone che tutti cantavano; dopo tutto quella era la tua gente mentre io ero solo un estraneo che si doveva nascondere, stando attento a non farsi scoprire, non appartenevo a quel mondo. Nonostante stessi con te, mio angelo nero, e sapendo che rivelandoti i miei tradimenti materiali ti avrei potuta perdere per sempre, una notte, preso dai forti sensi di colpa mentre ti baciavo, ti confessai i miei peccati carnali con creature inferiori della mia razza. Tu mi perdonasti, come solo un Dio può, nei confronti di un insulsa vita mortale, ma la storia, la nostra soria, aveva ormai fatto il suo corso. In una delle ultime sere d'estate, mentre ero davanti al mio specchio che rifletteva solo i miei capricci e i miei tormenti, una nuvola rossa in un cielo nero ed eterno mi portava il tuo messaggio: senza ne un ultimo bacio ne un ultimo sguardo, tu mi stavi lasciando. Per sempre. Poi venne la notte, quella più buia e profonda. Al mattino seguente mi accorsi che alcuni diavoli minori mi avevano portato nel Limbo; ora stava a me decidere tra la redenzione o la caduta. Ma il tempo si era fermato nel mio corpo come nella mia mente, ed il mio cuore troppo misero e dannato per sopportare un dolore tanto immenso. Quei maledetti avevano puntato su un cavallo vincente: acconsentii e regalai loro la mia già deturpata anima, forse non ne avevo mai avuta veramente una. Allora comiciò la mia discesa. Iniziai a cadere sempre più giù inghiottito da eterne fiamme. Quanta corruzione e decadenza gustai per anni e anni! Tutto quello che volevo e che avevo chiesto, pur di non pensare per un solo istante a te e risvegliare il dolore lacerante del tuo ricordo. Le mie membra e la mia mente, non subivano danno alcuno da tutti quegli eccessi, insopportabili per qualsiasi altro uomo. Depravazione e disperazione in cui mi cullavo e di cui godevo eccitato e cieco: perenni orgasmi materiali nella mia eterna discesa che mi inghiottiva col suo vortice mostruoso. Poi un giorno smisi di cadere. Realizzai che i demoni non avevano fatto niente per me, mi avevano soltanto ingannato, sottraendomi la mia nera anima. Capii che ero sporco dentro, nel profondo del cuore, che pompava e riempiva le mie vene di male, di cenere e di fiamme, altri non ero che un involucro, un involucro senza né istini, né morale, né niente. Ero SEMPRE stato un essere corrotto e spregevole, dall'inizio. Solo l'amore, negato, per te, mi aveva reso un pò meno dannato, ma allo stesso tempo, mi aveva aperto le porte dell'inferno più crudo e remoto: ME STESSO. Aprii gli occhi, occhi nuovi di zecca, e capii che nessuno mi aveva portato da nessuna parte: tutto il male di cui mi ero prelibato e tutta la decadenza in cui avevo sguazzato in quegli anni, li avevo vissuti nello stesso luogo in cui ti avevo conosciuta ed amata, nello stesso posto in cui ti perdetti. Non un incubo, nè un eterna ed abominevole visione, ma un perpetuo e reale sogno infernale dal quale non mi sono mai più risvegliato.


Giovanni Sansone

mercoledì 9 giugno 2010

PORTAMI VIA


Dove finisce il mare, dove nessuno è mai stato. In un cratere lunare, dentro lo specchio rotto di una vecchia casa dell'Ottocento. Sopra un anello di Saturno. Sulle dune levigate del Sahara, sul ramo più alto di una gigantesca latania nel cuore della Giungla nera, sulla criniera della Sfinge. Nuove braccia, per planare nel grembo di una vallata artica. Il Paradiso sarà freddo. Nuove gambe per cadere negli Abissi più profondi di Atlantide. Negli occhi di un acquila, in quelli di una ragazza che lo sta facendo. Sulla nuvola più alta dell'Olimpo, dove io e te, abbracciati accanto ad una colonna bianca, con gli Dei che ci osservano stupefatti, sceglieremo nuovi luoghi, nuove vite. Ovunque, ma ti prego, portami via di qui.



Giovanni Sansone
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domenica 6 giugno 2010

NOME IN CODICE MOSES

CAPITOLO III

Non ha artigli per afferrare.
Non ha zanne per sbranare.
Non ha ali per volare.
Ma l'animo dell'uomo ha potuto avvelenare...

Si è fatta sera nella città, i quartieri alti con i loro imponenti palazzi sfarzosi, sono quieti e tranquilli, fra tanti ne vediamo uno, tutte le stanze delle case sono spente, non c'è nessuno, eccetto un uomo che si trova in uno degli ultimi piani, il suo nome è Adam Lewson, è un uomo alto e robusto, i suoi capelli sono scuri con alcune ciocche grigiastre, sono tenuti indietro con del gel, i suoi occhi sono azzurri e freddi come il ghiaccio, veste elegante, Adam sta camminando nello studio del piano inferiore della sua casa, è al telefono, la sua telefona termina con lui che dice.
-Ricevuto-
Cammina nel buio fino a raggiungere la scrivania, l'unico angolo illuminato della stanza, grazie ad una grande vetrata che fa passare i raggi di una luna piena e abbagliante, l'uomo si siede, sembra pensieroso, le sue mani grattano la superficie del tavolo, inizia a fissare l'oscurità che avvolge la stanza, lentamente con il pollice, ripercorre la cicatrice che gli passa verticalmente sulla guancia destra, come fosse una lacrima, ha voglia di fumare, è solo qui che si ritira a fine giornata per gustarsi il sapore di una pipa, mentre pensa aprendo il primo cassetto della scrivania.
-Merda! ho finito il tabacco... vediamo qua nel secondo cassetto dovrei averne di scorta...-
In questi momenti, Adam si dimentica chi è, e chi è stato, adesso che da anni è in pensione, si affretta a preparare la sua pipa, per accenderla e fumarla.
-Questo tabacco è un po' vecchio... ma va bene... devo accontentarmi, può essere la mia ultima fumata... giusto Conrad? o dovrei chiamarti con il nome in codice Moses? avanti rispondimi so che sei nella stanza nascosto nel buio, forse ti dimentichi che per anni abbiamo lavorato assieme... ti conosco bene, e quando c'è troppo silenzio, è probabile che ci sia tu...-
Adam si mette più comodo sulla sedia strizzando tra i denti la pipa, scruta il buio dello studio per scorgere la figura di Conrad tra le ombre.
-Fatti vedere, so che sei qui per ammazzarmi, è giusto era il nostro lavoro, come è giusto che io stia impugnando la mia Smith & Wesson 19, pronta a sputare prima che tu decida di fare una sciocchezza... conoscendoti avrai adoperato uno dei tuoi soliti giochetti, cosa avrai avvelenato? il mio bourbon? cosa ti sarai inventato stavolta Conrad? Conrad? rispondi cazzo! rispondi maledetto uomo serpente! tu e quella tua faccia di merda!-
-Ciao Adam...-
-Ho bene! hai tirato fuori le palle per parlare, non ti dispiace se ti punto la pistola, non riesco ancora a vederti, ma capisco da dove proviene la tua voce, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio... e adesso ascoltami solo per un attimo, Conrad ti conosco abbastanza per sapere che non tratti con le persone da sistemare, ma sono Adam cazzo! ho le mie ragioni per aver fatto quello che ho fatto! ma non posso parlartene per nessun motivo! tu stai dalla parte sbagliata, loro sono la parte sbagliata, tutta l'organizzazione è una grande cupola di terrore, e presto ve ne accorgerete tutti, soprattuto quelli come voi, per loro siete solo dei mostri, vi useranno fin quando gli farà comodo, io questo lo scoperto troppo tardi, ma tu forse sei ancora in tempo, non farti usare ancora!-
-Sei davvero una persona premurosa Adam...-
-Non fare il coglione! ragiona con il tuo cervello da rettile per una volta! mi stai ascoltando? Conrad? Moses?-
-...il tabacco...-
-Cosa? cosa stai dicendo?-
-Mi avevi chiesto cosa ho avvelenato... dici di conoscermi bene, ma anche io ti conosco bene, e conosco le tue abitudini, sapevo che avresti piazzato telecamere intorno alla tua casa, e messo delle guardie a sorvegliare l'area, ma per mia fortuna il servizio di sicurezza lascia molto a desiderare, prendendone uno come ostaggio gli ho ordinato di chiamarti al telefono, per avvertirti della mia presenza, volevo che mi attendessi nel tuo studio, qui è dove ti rechi a fumare la tua pipa, non porti mai con te del tabacco, ma lo tieni nel cassetto della scrivania, precedentemente ho tolto quello che avevi, e ho avvelenato quello di scorta, non ti saresti accorto del sapore del veleno, avresti pensato che il tabacco era vecchio, questo giustificava un cattivo sapore... ti dicevo spesso che un giorno il fumo ti avrebbe ucciso...-
-sei stato furbo Conrad devo ammetterlo, avvelenare il bourbon... troppo scontato, stavolta mia hai proprio fregato brutto bastardo...-
Dice Adam con voce un po' rassegnata.
-Ricordi quel lavoretto a Glasgow? mi chiedevi che sapore avesse il mio veleno... io di dissi di provare ad assaggiarlo, scoppiammo a ridere... quasi ci scoprirono... non fare quella faccia Adam... tra poco sarà tutto finito, il veleno dovrebbe aver già' fatto effetto, lo senti il sapore adesso? è? lo senti? tra poco sentirai il sapore del metallo in bocca...-
-E tu lo sentirai nel tuo stomaco mostro!-
Adam alzandosi di colpo, punta la pistola verso la voce di Conrad, spara tutti e sei i colpi, BUM! BUM! bum! Bum! BUm! buM!
Adam corre verso l'interruttore, e accende la luce, ma dove credeva ci fosse Conrad, c'è solo un trasmettitore vocale.
-A giusto, mi ero dimenticato di dirti di questo, sto usando un trasmettitore vocale, mentre mi godo la scena, dal palazzo di fronte, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio..-
Adam comincia a tossire sangue, cade a terra, si stringe la gola, un imprecazione gli rimane strozzata in bocca, mentre perde i sensi sul pavimento del suo studio, il suo cuore inizia a fermarsi.
Dall'altra parte del palazzo, dove si trova Conrad, vediamo la sua sagoma nel buio, i suoi occhi brillanti guardano attraverso un cannocchiale la scena, spegne il microfono che ha accanto a la bocca, e sorridendo mostra i suoi denti aguzzi, aggiungendo.
-E' stato un piacere lavorare con te Adam...-

CONTINUA...

racconto scritto da Marco

giovedì 3 giugno 2010

Le avventure di Leo e del piccolo Ramèk ( 2 )


L'UOMO DALLA FACCIA RISUCCHIATA


Quando Ramèk ed io ci svegliammo, era già sera. Il buio sovvrastava il quartiere, l'illuminazione era data solo dai fuochi dei combattimenti aerei in cielo. Faceva meno freddo rispetto al pomeriggio appena trascorso, ma una nebbia densa e spettrale, ora avvolgeva tutto il panorama. Il marciapiede emanava un fortissimo odore acre di cacca di cane; Ramèk era più fortunato di me ed addirittura la stava assaporando: qualche cane gliela doveva aver fatta sul suo brutto muso, mentre dormivamo, ed ora si dimenava come un ossesso in preda al panico. Ma che razza di padroni di cani mascalzoni che ci sono al mondo! Lo sanno tutti che la cacca dei cani non va sprecata così, su Ramèk poi. Ci si può ricavare dell'ottimo concime per le piante oppure degli splendidi scherzi di Carnevale. Comunque anche se fortemente preso da queste mie profonde riflessioni, decisi di prestare soccorso al mio miglior amico. Gli suggerii di calmarsi e limitarsi ad assaporare la cacca molto lentamente..così facendo gli sarebbe rimasta in bocca senza correre il rischio di un ingerimento. Ramèk seguì il mio consiglio ed incominciò a schioccare le labbra. Dopo un pò decisi di passare ad un piano B, in quanto il primo non stava dando grandi risultati. Così mi diressi verso la piazzola di fronte alla gelateria Giolitti Ice Cream, per prendere un pò d'acqua dalla fontanella. La nebbia era diventata ancor più fitta e spettrale ed improvvisamente mentre assaporavo tranquillamente l'acqua pulita e cristallina della fontanella non curante del fatto che il mio amico avesse della cacca di cane in bocca, vidi una sagoma anonima ed allungata alzarsi dalla panchina più lontana della piazzola. Qualcosa o qualcuno stava venendo verso di me. Quando fu davanti ai miei occhi lo strano essere mi diede la mano per salutarmi; era un uomo, ma la sua faccia…non c'era! o meglio, era allungata e stretta e finiva in un piccolo orifizio perfettamente tondo, che doveva essere la bocca. Aveva come la forma di un enorme palloncino ancora da gonfiare. Presi coraggio:
-Ciao. Chi sei?
-Ciao piccolino, io sono Igor l'uomo dalla faccia risucchiata. Tu come ti chiami?
-Mi chiamo Leo...uao..l'uomo dalla faccia risucchiata..
-Si ma vedi la gente mi chiama così, ma io ho un nome. Mi chiamo Igor.
-Ah, ok. Senti uomo con la faccia risucchiata, come mai hai la faccia risucchiata?
-Igor, il mio nome è Igor. Beh vedi piccolino, quando iniziò questa guerra io ero un uomo normale, come tutti, facevo il netturbino proprio in questa piazza. Ora ci vengo di rado, solo quando fa più freddo e cala la nebbia.
-Ho capito..e cosa ti è successo uomo dalla faccia risucchiata?
-Igor..mi chiamo Igor. Ero di turno quel giorno, faceva caldo. Gli alieni erano appena arrivati e da qualche settimana se ne stavano lì, sospesi con la loro gigantesca nave, nel cielo, senza far niente. Noi umani avevamo deciso di stare ad aspettare, comunque non potevamo fare altro. Regnava ancora la pace ed i bambini non venivano arruolati. Poi improvvisamente, mentre spazzavo per bene questa strada, dall'alto cadde uno strano marchingegno, molto piccolo. Lo spazzai subito via con la mia scopa ma, non ebbi il tempo di voltarmi che da quel piccolo coso fuoriuscirono ben venti tentacoli marroncini dall’aspetto viscido e dalla parte superiore, una grossa testa a fungo gelatinosa con altrettanti occhi. Fui il primo a vedere un alieno di persona e lui era il primo extra-terrestre ad approdare sulla Terra. Una specie di messaggero. Mi si avvicinò e mi disse "Umano, ti perdono per la scopata di prima. Ora guarda." Si avvicinò ancora, poi la sua testa si illuminò e delle scene, come in un film, cominciarono a proiettarsi sotto forma di ologrammi, sul muro di fronte a me. C'ero io in quelle scene, mi vedevo sorseggiare Martini al bordo di un enorme piscina in un enorme villa. In un altra, c'ero sempre io con 30 ragazze bellissime in bikini in un enorme vasca idromassaggio. Sospirai e pensai a quel cesso di mia moglie e a quel cesso di monolocale in cui vivevamo. Certo sarebbe stato bello..troppo bello per essere vero così pensai che l'alieno mi stesse soltanto ingannando per poi prendermi di sorpresa e chissà, magari uccidermi. Presi la mia scopa e cominciai a suonargliele di santa ragione a quel maledetto alieno. Lui poi si ritirò completamente nel marchingegno e cominciò a risalire verso il cielo tuonando: "Umano, hai rifiutato le offerte che la mia razza poteva regalare a te ed a tutti gli uomini di questo mondo. Siete una specie stupida e incolta. Ero stato incaricato di portare questo messaggio di pace e ricchezza per tutti voi, ed ecco come sono stato ripagato. A presto." L'alieno sparì del tutto nel cielo ed io sentii un dolore atroce in viso. La mia faccia era stata risucchiata, come punizione. Poi scoppiò la guerra.
-Uao! che storia fica! ma quindi è per colpa tua, uomo con la faccia risucchiata, che tutti quei bambini africani oggi muoiono..
-Igor. I-gor. Beh vedi piccoletto, non mi sento poi tanto in colpa. Forse quell'alieno mi stava davvero ingannando, forse ci avrebbero conquistato lo stesso, magari più facilmente, visto che noi saremmo stati presi dai nostri vizi e dalle nostre ricchezze. Ci avrebbero indebolito per poi attaccarci. In un certo senso, anzi, mi sento una specie di patriota. Per quanto riguarda i bimbi africani, beh sarebbero comunque morti di fame.
-Già. Senti uomo dalla faccia risucchiata io ed il mio amico Ramèk vorremmo morire. Ci annoiamo a morte, così abbiamo deciso di toglierci la vita. Fico vero? Però non riusciamo a metterci d'accordo sul "come" morire. Stavamo pensando di arruolarci, solo che per noi bambini occidentali è difficilissimo. Forse il mio amico è un po’ più avvantaggiato essendo di origini indiane. Sei il primo a cui diciamo questa cosa, sai è un segreto! Mi raccomando non dirlo a nessuno che se mia madre lo venisse a scoprire non mi farebbe più uscir di casa.
-Tranquillo Leo il vostro segreto è al sicuro con me..beh vedi, morire è complicato. Prendi me ad esempio, dovevo essere il primo a morire quando conobbi quell'alieno e lo presi a mazzate in testa. Invece sono ancora qui, dopo due anni. Certo ho la faccia risucchiata, ho perso il lavoro gli amici e mia moglie mi ha lasciato, ma sono vivo. La morte è una storia lunga.
-Ho capito. Uomo dalla faccia risucchiata, io ora torna dal mio amico Ramèk, che ha della cacca di cane in bocca. Ciao uomo con la faccia risucchiata.
-Igor maledizione. Igor! Igor! Non è difficile. I-G-O-R...IGOR.


Storia scritta da Giovanni Sansone