Una volta, ai tempi in cui le creature di Dio vivevano ancora tutte insieme, in una fitta foresta dell’antica Licia, viveva un uomo dall’aspetto animalesco. Era grande quanto due uomini ed aveva la testa di un cane. Abitava in una grotta al di là del fiume più grande della regione e si occupava tutto il giorno principalmente della sua sopravvivenza; altre volte si dedicava alla malgazione ed alla lavorazione dei latticini, di cui era gran maestro. Quelle poche volte che aveva provato ad entrare nei villaggi vicini la foresta, la gente, vedendo quell’aspetto rozzo e mostruoso con una testa di cane, lo avevano sempre sfuggito o allontanato. Allora l’uomo selvaggio se ne stava sempre da solo a contatto con la natura: ciò lo rese ancora più spaventoso nell’aspetto; non si lavava né si curava ed i suoi capelli e la sua barba raggiungevano l’altezza delle ginocchia. Aveva naturalmente la forza di un vero gigante, poteva alzare in un sol colpo cinque capre oppure guadare il fiume nei giorni di piena senza che la corrente lo smuovesse di un passo. Un giorno decise di andare nuovamente al villaggio perché si sentiva troppo solo, decidendo di portare con sé i migliori formaggi che aveva lavorato; attraversò il fiume con il suo carico e arrivò al villaggio. Ma di nuovo, vedendo quel mostro, tutti si spaventarono e quel giorno il destino volle che un cacciatore si trovasse lì di passaggio. Subito ci fu qualcuno che urlò al cacciatore di uccidere la bestia che si trovavano di fronte, così esso, anche se in cuor suo era un uomo buono, vedendosi accerchiato dalle genti che gridavano e imprecavano la morte del mostro fu costretto a scoccar frecce dal suo arco. L’uomo selvaggio fuggì di gran carriera, inseguito da cani e bastoni piangendo come un fanciullo e non capendo il perché di tanto odio, quando tutto ciò che lo aveva spinto al villaggio era fare amicizia e portare doni. Quando passò vicino ai primi grandi alberi della foresta i passerotti cominciaron la favella:
Omo Selvaggio tutto peloso, grande e grosso dalla testa di cane, perché te ne stai solo nel bosco con le tue cose strane?
Di certo la gente vedendolo così brutto e mostruoso scappa in gran fretta, e lui se ne torna nella sua grotta a piangere per la disdetta
Non passò molto tempo che l'uomo si sentì nuovamente triste e solo, così decise di andare a trovar amici in un altro villaggio ai margini della foresta. Questa volta per l'occasione uccise una delle sue capre più grasse e ne fece salsicce e mantelli, e portò con sé i formaggi stagionati più buoni che potessero esistere sulla faccia della terra. Attraversò il fiume e s'incamminò. Il villaggio in cui arrivò era molto povero, gli abitanti pativano la fame ma nonostante questo le famiglie erano molto numerose e si viveva di stenti; così bambini e anziani quandi videro quell'uomo alto e robusto pieno di leccornie e coperte, dapprima gli chiesero chi fosse, senza dargli molto importanza e subito dopo se poteva dar loro tutto quel ben di Dio. L'uomo selvaggio diede a ciascun abitante tutti i suoi regali e per un momento si sentì felice: forse quelle persone erano buone e volevano far amicizia con lui. Ma appena ebbero mangiato tutto e dopo essersi coperti con i mantelli che l'uomo aveva portato, i loro occhi si aprirono e le loro menti, prima offuscate dalla fame e dal freddo, ripresero conoscenza: tutti allora videro quell'orrenda creatura dalla testa di canide. Alcuni scapparono in preda al terrore mentre altri presero i sassi più appuntiti del villaggio e cominciarono tosto a tirarli contro l'uomo selvaggio. Di gran carriera l'uomo scappò via di nuovo, mentre lacrime di bambino solcarono il suo viso peloso. Quando fu sotto gli alberi della foresta i passerotti cominciaron la favella:
Omo Selvaggio tutto peloso, grande e grosso dalla testa di cane, perché te ne stai solo nel bosco con le tue cose strane?
Di certo la gente vedendolo così brutto e mostruoso scappa in gran fretta, e lui se ne torna nella sua grotta a piangere per la disdetta
Nel villaggio povero appena visitato dall'uomo selvaggio, in una piccola capanna, abitavano un padre una madre e sette figli. Il padre era via tutto il giorno a cercar legna e cibo; la madre era una donna cattiva, una strega del male, che amava tutti i suoi bambini tranne uno: il settimo. Non ci volle molto che tornò la miseria e la sera quando il padre tornava stanco a casa, la strega gli diceva che non potevano più sfamare sette figli e quindi, uno di loro, avrebbe dovuto andar via a cercar fortuna per il mondo. In realtà la donna, benché poveri, voleva solo sbarazzarsi del settimo figlio. Così un giorno, di buon mattino il padre svegliò il bambino dicendogli che quel giorno sarebbe andato con lui nella foresta a raccogliere frutta. Il bimbo era il più buono ed il più bello dei sette ed uscì con il padre tutto contento per andare nella foresta. La matrigna disse all'uomo che al calar della sera avrebbe dovuto abbandonare il fanciullo nel cuore del bosco. Così per tutto il giorno padre e figlio si diedero un gran da fare e quando fu abbastanza buio l'uomo, anche se a malincuore si allontanò dal figlio lasciandolo da solo. Il bambino benché stanco della giornata, continuò a camminare tra gli alberi mentre la radura si faceva sempre più fitta. Arrivato alla fine della boscaglia si ritrovò davanti un enorme fiume al di là del quale vide una grande grotta. Pensò che piccolo com'era non sarebbe mai riuscito ad arrivarci per trovare un po' di riparo per la notte; mentre pensava un enorme figura comparve proprio all'ingresso della grotta. L'uomo selvaggio padrone della foresta e della grotta chiese al bambino cosa ci facesse lì nel cuore della notte. 'Mi sono perso nella foresta ed ora vorrei riposare un po', ma non so come guadare il fiume' rispose. L'uomo selvaggio che aveva timore che il bimbo lo trattasse come tutti quanti gli altri, dapprima pensò di ritirarsi nella grotta e lasciare il piccolo al suo destino ma visto che gli sembrava buono prese a dire: 'Perché dovrei aiutarti?'. 'Non lo so’ rispose il bambino 'Vorrei solo trovar riparo nella tua grotta. Aiutami ad attraversare il fiume'. Anche se titubante, a quelle parole, il gigante scese nel fiume e raggiunse la sponda dove lo aspettava il fanciullo. Quando l'enorme uomo fu davanti al bambino, egli gli chiese: 'Non hai paura di me?'. 'No. Io so che sei un brav'uomo e che hai portato molti doni al mio villaggio e ai suoi abitanti. Ora attraversiamo il fiume'. L'uomo selvaggio prese il piccolo in spalla come se fosse un ramoscello e scese nel fiume che attraversava ogni giorno, cosa impossibile per qualsiasi altro uomo. Ma appena furono nell'acqua, l'uomo si sentì piegato in due dal peso di quel bambino che ad ogni passo sembrava diventare sempre più pesante; si sentiva come schiacciato sotto il peso di un enorme macigno e quando arrivò a metà del tragitto si verificò un altro evento incomprensibile: la corrente del fiume crebbe a dismisura, diventando sempre più vorticosa e violenta come in un giorno di tempesta. Alla fine l'uomo selvaggio riuscì a traghettare il fanciullo dall'altra parte e lo condusse al riparo nella sua grotta. Qui il gigante chiese al bambino chi fosse e perché si era mostrato così gentile con lui. Allora il bambino gli confessò che lui era il Cristo e che poco prima aveva portato sulle sue spalle non solo il suo peso, ma quello di tutto il mondo e che la forza del fiume era l'odio e la cattiveria degli esseri umani. Il Bambino chiese all'uomo selvaggio cosa volesse in cambio dell'aiuto e dell'ospitalità che gli aveva donato; lui rispose che non desiderava altro che essere accettato dalle persone. Allora il Bambino appoggiò la sua piccola mano sul capo del gigante e lo battezzò con il nome di Cristoforo: dopodiché il Fanciullo pretese di essere nuovamente riportato nella foresta. Questa volta Cristoforo non fece alcuna fatica ad attraversare il fiume con il Cristo sulle spalle che una volta arrivato, svanì nel nulla. L'uomo selvaggio che ora si chiamava Cristoforo, guardò il riflesso del suo volto nel fiume e vide che non aveva più l'aspetto di un cane, ma era diventato un uomo. Da quel giorno abbandonò la grotta e andò di villaggio in villaggio a predicare la parola di Cristo, finchè non subì il martirio e venne decapitato. Ed è per questo che oggi San Cristoforo protegge i viaggiatori, i pellegrini i ferrovieri, gli automobilisti e tutti coloro che ogni giorno traghettano le persone da un posto all'altro, da un luogo brutto ad uno bello.
Storia di Giovanni Sansone











