domenica 6 giugno 2010

NOME IN CODICE MOSES

CAPITOLO III

Non ha artigli per afferrare.
Non ha zanne per sbranare.
Non ha ali per volare.
Ma l'animo dell'uomo ha potuto avvelenare...

Si è fatta sera nella città, i quartieri alti con i loro imponenti palazzi sfarzosi, sono quieti e tranquilli, fra tanti ne vediamo uno, tutte le stanze delle case sono spente, non c'è nessuno, eccetto un uomo che si trova in uno degli ultimi piani, il suo nome è Adam Lewson, è un uomo alto e robusto, i suoi capelli sono scuri con alcune ciocche grigiastre, sono tenuti indietro con del gel, i suoi occhi sono azzurri e freddi come il ghiaccio, veste elegante, Adam sta camminando nello studio del piano inferiore della sua casa, è al telefono, la sua telefona termina con lui che dice.
-Ricevuto-
Cammina nel buio fino a raggiungere la scrivania, l'unico angolo illuminato della stanza, grazie ad una grande vetrata che fa passare i raggi di una luna piena e abbagliante, l'uomo si siede, sembra pensieroso, le sue mani grattano la superficie del tavolo, inizia a fissare l'oscurità che avvolge la stanza, lentamente con il pollice, ripercorre la cicatrice che gli passa verticalmente sulla guancia destra, come fosse una lacrima, ha voglia di fumare, è solo qui che si ritira a fine giornata per gustarsi il sapore di una pipa, mentre pensa aprendo il primo cassetto della scrivania.
-Merda! ho finito il tabacco... vediamo qua nel secondo cassetto dovrei averne di scorta...-
In questi momenti, Adam si dimentica chi è, e chi è stato, adesso che da anni è in pensione, si affretta a preparare la sua pipa, per accenderla e fumarla.
-Questo tabacco è un po' vecchio... ma va bene... devo accontentarmi, può essere la mia ultima fumata... giusto Conrad? o dovrei chiamarti con il nome in codice Moses? avanti rispondimi so che sei nella stanza nascosto nel buio, forse ti dimentichi che per anni abbiamo lavorato assieme... ti conosco bene, e quando c'è troppo silenzio, è probabile che ci sia tu...-
Adam si mette più comodo sulla sedia strizzando tra i denti la pipa, scruta il buio dello studio per scorgere la figura di Conrad tra le ombre.
-Fatti vedere, so che sei qui per ammazzarmi, è giusto era il nostro lavoro, come è giusto che io stia impugnando la mia Smith & Wesson 19, pronta a sputare prima che tu decida di fare una sciocchezza... conoscendoti avrai adoperato uno dei tuoi soliti giochetti, cosa avrai avvelenato? il mio bourbon? cosa ti sarai inventato stavolta Conrad? Conrad? rispondi cazzo! rispondi maledetto uomo serpente! tu e quella tua faccia di merda!-
-Ciao Adam...-
-Ho bene! hai tirato fuori le palle per parlare, non ti dispiace se ti punto la pistola, non riesco ancora a vederti, ma capisco da dove proviene la tua voce, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio... e adesso ascoltami solo per un attimo, Conrad ti conosco abbastanza per sapere che non tratti con le persone da sistemare, ma sono Adam cazzo! ho le mie ragioni per aver fatto quello che ho fatto! ma non posso parlartene per nessun motivo! tu stai dalla parte sbagliata, loro sono la parte sbagliata, tutta l'organizzazione è una grande cupola di terrore, e presto ve ne accorgerete tutti, soprattuto quelli come voi, per loro siete solo dei mostri, vi useranno fin quando gli farà comodo, io questo lo scoperto troppo tardi, ma tu forse sei ancora in tempo, non farti usare ancora!-
-Sei davvero una persona premurosa Adam...-
-Non fare il coglione! ragiona con il tuo cervello da rettile per una volta! mi stai ascoltando? Conrad? Moses?-
-...il tabacco...-
-Cosa? cosa stai dicendo?-
-Mi avevi chiesto cosa ho avvelenato... dici di conoscermi bene, ma anche io ti conosco bene, e conosco le tue abitudini, sapevo che avresti piazzato telecamere intorno alla tua casa, e messo delle guardie a sorvegliare l'area, ma per mia fortuna il servizio di sicurezza lascia molto a desiderare, prendendone uno come ostaggio gli ho ordinato di chiamarti al telefono, per avvertirti della mia presenza, volevo che mi attendessi nel tuo studio, qui è dove ti rechi a fumare la tua pipa, non porti mai con te del tabacco, ma lo tieni nel cassetto della scrivania, precedentemente ho tolto quello che avevi, e ho avvelenato quello di scorta, non ti saresti accorto del sapore del veleno, avresti pensato che il tabacco era vecchio, questo giustificava un cattivo sapore... ti dicevo spesso che un giorno il fumo ti avrebbe ucciso...-
-sei stato furbo Conrad devo ammetterlo, avvelenare il bourbon... troppo scontato, stavolta mia hai proprio fregato brutto bastardo...-
Dice Adam con voce un po' rassegnata.
-Ricordi quel lavoretto a Glasgow? mi chiedevi che sapore avesse il mio veleno... io di dissi di provare ad assaggiarlo, scoppiammo a ridere... quasi ci scoprirono... non fare quella faccia Adam... tra poco sarà tutto finito, il veleno dovrebbe aver già' fatto effetto, lo senti il sapore adesso? è? lo senti? tra poco sentirai il sapore del metallo in bocca...-
-E tu lo sentirai nel tuo stomaco mostro!-
Adam alzandosi di colpo, punta la pistola verso la voce di Conrad, spara tutti e sei i colpi, BUM! BUM! bum! Bum! BUm! buM!
Adam corre verso l'interruttore, e accende la luce, ma dove credeva ci fosse Conrad, c'è solo un trasmettitore vocale.
-A giusto, mi ero dimenticato di dirti di questo, sto usando un trasmettitore vocale, mentre mi godo la scena, dal palazzo di fronte, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio..-
Adam comincia a tossire sangue, cade a terra, si stringe la gola, un imprecazione gli rimane strozzata in bocca, mentre perde i sensi sul pavimento del suo studio, il suo cuore inizia a fermarsi.
Dall'altra parte del palazzo, dove si trova Conrad, vediamo la sua sagoma nel buio, i suoi occhi brillanti guardano attraverso un cannocchiale la scena, spegne il microfono che ha accanto a la bocca, e sorridendo mostra i suoi denti aguzzi, aggiungendo.
-E' stato un piacere lavorare con te Adam...-

CONTINUA...

racconto scritto da Marco

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