martedì 20 aprile 2010

LA CULLA DELL'INSICUREZZA

I miei occhi intrisi di sangue dicevano che avevo passato un’ altra notte a piangere, le mie palpebre rigonfie, aggiungevano anche quella prima e prima ancora, piangevo per quello che avevo fatto, le mie mani intrise di sangue denunciavano la mia follia, il coltello a terra era stato il mio complice.
La mia anima era stata avvelenata dalla gelosia, come un secchio riempito di sabbia da un bambino, dentro di me avevo dato vita a una creatura che ingrassava, e prendeva spazio, e me ne fregavo del mondo circostante, me ne fregavo di farne parte, e me ne fregavo della mia infinita insicurezza.
Non avrei mai potuto capire fino in fondo, cosa avrebbe comportato il mio gesto, in un momento capii di passare dalla paura di perdere tutto quello che amavo, alla certezza di averlo perso, e non potevo farci niente, oltre che piangere.
La lama del coltello aveva accarezzato le mie budella, la mia mano armata aveva colpito con la forza di un amore amaro, se dio ci creò a sua immagine e somiglianza allora era morto come mori io.

Racconto scritto da Marco

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