mercoledì 9 giugno 2010

PORTAMI VIA


Dove finisce il mare, dove nessuno è mai stato. In un cratere lunare, dentro lo specchio rotto di una vecchia casa dell'Ottocento. Sopra un anello di Saturno. Sulle dune levigate del Sahara, sul ramo più alto di una gigantesca latania nel cuore della Giungla nera, sulla criniera della Sfinge. Nuove braccia, per planare nel grembo di una vallata artica. Il Paradiso sarà freddo. Nuove gambe per cadere negli Abissi più profondi di Atlantide. Negli occhi di un acquila, in quelli di una ragazza che lo sta facendo. Sulla nuvola più alta dell'Olimpo, dove io e te, abbracciati accanto ad una colonna bianca, con gli Dei che ci osservano stupefatti, sceglieremo nuovi luoghi, nuove vite. Ovunque, ma ti prego, portami via di qui.



Giovanni Sansone
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domenica 6 giugno 2010

NOME IN CODICE MOSES

CAPITOLO III

Non ha artigli per afferrare.
Non ha zanne per sbranare.
Non ha ali per volare.
Ma l'animo dell'uomo ha potuto avvelenare...

Si è fatta sera nella città, i quartieri alti con i loro imponenti palazzi sfarzosi, sono quieti e tranquilli, fra tanti ne vediamo uno, tutte le stanze delle case sono spente, non c'è nessuno, eccetto un uomo che si trova in uno degli ultimi piani, il suo nome è Adam Lewson, è un uomo alto e robusto, i suoi capelli sono scuri con alcune ciocche grigiastre, sono tenuti indietro con del gel, i suoi occhi sono azzurri e freddi come il ghiaccio, veste elegante, Adam sta camminando nello studio del piano inferiore della sua casa, è al telefono, la sua telefona termina con lui che dice.
-Ricevuto-
Cammina nel buio fino a raggiungere la scrivania, l'unico angolo illuminato della stanza, grazie ad una grande vetrata che fa passare i raggi di una luna piena e abbagliante, l'uomo si siede, sembra pensieroso, le sue mani grattano la superficie del tavolo, inizia a fissare l'oscurità che avvolge la stanza, lentamente con il pollice, ripercorre la cicatrice che gli passa verticalmente sulla guancia destra, come fosse una lacrima, ha voglia di fumare, è solo qui che si ritira a fine giornata per gustarsi il sapore di una pipa, mentre pensa aprendo il primo cassetto della scrivania.
-Merda! ho finito il tabacco... vediamo qua nel secondo cassetto dovrei averne di scorta...-
In questi momenti, Adam si dimentica chi è, e chi è stato, adesso che da anni è in pensione, si affretta a preparare la sua pipa, per accenderla e fumarla.
-Questo tabacco è un po' vecchio... ma va bene... devo accontentarmi, può essere la mia ultima fumata... giusto Conrad? o dovrei chiamarti con il nome in codice Moses? avanti rispondimi so che sei nella stanza nascosto nel buio, forse ti dimentichi che per anni abbiamo lavorato assieme... ti conosco bene, e quando c'è troppo silenzio, è probabile che ci sia tu...-
Adam si mette più comodo sulla sedia strizzando tra i denti la pipa, scruta il buio dello studio per scorgere la figura di Conrad tra le ombre.
-Fatti vedere, so che sei qui per ammazzarmi, è giusto era il nostro lavoro, come è giusto che io stia impugnando la mia Smith & Wesson 19, pronta a sputare prima che tu decida di fare una sciocchezza... conoscendoti avrai adoperato uno dei tuoi soliti giochetti, cosa avrai avvelenato? il mio bourbon? cosa ti sarai inventato stavolta Conrad? Conrad? rispondi cazzo! rispondi maledetto uomo serpente! tu e quella tua faccia di merda!-
-Ciao Adam...-
-Ho bene! hai tirato fuori le palle per parlare, non ti dispiace se ti punto la pistola, non riesco ancora a vederti, ma capisco da dove proviene la tua voce, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio... e adesso ascoltami solo per un attimo, Conrad ti conosco abbastanza per sapere che non tratti con le persone da sistemare, ma sono Adam cazzo! ho le mie ragioni per aver fatto quello che ho fatto! ma non posso parlartene per nessun motivo! tu stai dalla parte sbagliata, loro sono la parte sbagliata, tutta l'organizzazione è una grande cupola di terrore, e presto ve ne accorgerete tutti, soprattuto quelli come voi, per loro siete solo dei mostri, vi useranno fin quando gli farà comodo, io questo lo scoperto troppo tardi, ma tu forse sei ancora in tempo, non farti usare ancora!-
-Sei davvero una persona premurosa Adam...-
-Non fare il coglione! ragiona con il tuo cervello da rettile per una volta! mi stai ascoltando? Conrad? Moses?-
-...il tabacco...-
-Cosa? cosa stai dicendo?-
-Mi avevi chiesto cosa ho avvelenato... dici di conoscermi bene, ma anche io ti conosco bene, e conosco le tue abitudini, sapevo che avresti piazzato telecamere intorno alla tua casa, e messo delle guardie a sorvegliare l'area, ma per mia fortuna il servizio di sicurezza lascia molto a desiderare, prendendone uno come ostaggio gli ho ordinato di chiamarti al telefono, per avvertirti della mia presenza, volevo che mi attendessi nel tuo studio, qui è dove ti rechi a fumare la tua pipa, non porti mai con te del tabacco, ma lo tieni nel cassetto della scrivania, precedentemente ho tolto quello che avevi, e ho avvelenato quello di scorta, non ti saresti accorto del sapore del veleno, avresti pensato che il tabacco era vecchio, questo giustificava un cattivo sapore... ti dicevo spesso che un giorno il fumo ti avrebbe ucciso...-
-sei stato furbo Conrad devo ammetterlo, avvelenare il bourbon... troppo scontato, stavolta mia hai proprio fregato brutto bastardo...-
Dice Adam con voce un po' rassegnata.
-Ricordi quel lavoretto a Glasgow? mi chiedevi che sapore avesse il mio veleno... io di dissi di provare ad assaggiarlo, scoppiammo a ridere... quasi ci scoprirono... non fare quella faccia Adam... tra poco sarà tutto finito, il veleno dovrebbe aver già' fatto effetto, lo senti il sapore adesso? è? lo senti? tra poco sentirai il sapore del metallo in bocca...-
-E tu lo sentirai nel tuo stomaco mostro!-
Adam alzandosi di colpo, punta la pistola verso la voce di Conrad, spara tutti e sei i colpi, BUM! BUM! bum! Bum! BUm! buM!
Adam corre verso l'interruttore, e accende la luce, ma dove credeva ci fosse Conrad, c'è solo un trasmettitore vocale.
-A giusto, mi ero dimenticato di dirti di questo, sto usando un trasmettitore vocale, mentre mi godo la scena, dal palazzo di fronte, solo una piccola precauzione, niente di personale vecchio mio..-
Adam comincia a tossire sangue, cade a terra, si stringe la gola, un imprecazione gli rimane strozzata in bocca, mentre perde i sensi sul pavimento del suo studio, il suo cuore inizia a fermarsi.
Dall'altra parte del palazzo, dove si trova Conrad, vediamo la sua sagoma nel buio, i suoi occhi brillanti guardano attraverso un cannocchiale la scena, spegne il microfono che ha accanto a la bocca, e sorridendo mostra i suoi denti aguzzi, aggiungendo.
-E' stato un piacere lavorare con te Adam...-

CONTINUA...

racconto scritto da Marco

giovedì 3 giugno 2010

Le avventure di Leo e del piccolo Ramèk ( 2 )


L'UOMO DALLA FACCIA RISUCCHIATA


Quando Ramèk ed io ci svegliammo, era già sera. Il buio sovvrastava il quartiere, l'illuminazione era data solo dai fuochi dei combattimenti aerei in cielo. Faceva meno freddo rispetto al pomeriggio appena trascorso, ma una nebbia densa e spettrale, ora avvolgeva tutto il panorama. Il marciapiede emanava un fortissimo odore acre di cacca di cane; Ramèk era più fortunato di me ed addirittura la stava assaporando: qualche cane gliela doveva aver fatta sul suo brutto muso, mentre dormivamo, ed ora si dimenava come un ossesso in preda al panico. Ma che razza di padroni di cani mascalzoni che ci sono al mondo! Lo sanno tutti che la cacca dei cani non va sprecata così, su Ramèk poi. Ci si può ricavare dell'ottimo concime per le piante oppure degli splendidi scherzi di Carnevale. Comunque anche se fortemente preso da queste mie profonde riflessioni, decisi di prestare soccorso al mio miglior amico. Gli suggerii di calmarsi e limitarsi ad assaporare la cacca molto lentamente..così facendo gli sarebbe rimasta in bocca senza correre il rischio di un ingerimento. Ramèk seguì il mio consiglio ed incominciò a schioccare le labbra. Dopo un pò decisi di passare ad un piano B, in quanto il primo non stava dando grandi risultati. Così mi diressi verso la piazzola di fronte alla gelateria Giolitti Ice Cream, per prendere un pò d'acqua dalla fontanella. La nebbia era diventata ancor più fitta e spettrale ed improvvisamente mentre assaporavo tranquillamente l'acqua pulita e cristallina della fontanella non curante del fatto che il mio amico avesse della cacca di cane in bocca, vidi una sagoma anonima ed allungata alzarsi dalla panchina più lontana della piazzola. Qualcosa o qualcuno stava venendo verso di me. Quando fu davanti ai miei occhi lo strano essere mi diede la mano per salutarmi; era un uomo, ma la sua faccia…non c'era! o meglio, era allungata e stretta e finiva in un piccolo orifizio perfettamente tondo, che doveva essere la bocca. Aveva come la forma di un enorme palloncino ancora da gonfiare. Presi coraggio:
-Ciao. Chi sei?
-Ciao piccolino, io sono Igor l'uomo dalla faccia risucchiata. Tu come ti chiami?
-Mi chiamo Leo...uao..l'uomo dalla faccia risucchiata..
-Si ma vedi la gente mi chiama così, ma io ho un nome. Mi chiamo Igor.
-Ah, ok. Senti uomo con la faccia risucchiata, come mai hai la faccia risucchiata?
-Igor, il mio nome è Igor. Beh vedi piccolino, quando iniziò questa guerra io ero un uomo normale, come tutti, facevo il netturbino proprio in questa piazza. Ora ci vengo di rado, solo quando fa più freddo e cala la nebbia.
-Ho capito..e cosa ti è successo uomo dalla faccia risucchiata?
-Igor..mi chiamo Igor. Ero di turno quel giorno, faceva caldo. Gli alieni erano appena arrivati e da qualche settimana se ne stavano lì, sospesi con la loro gigantesca nave, nel cielo, senza far niente. Noi umani avevamo deciso di stare ad aspettare, comunque non potevamo fare altro. Regnava ancora la pace ed i bambini non venivano arruolati. Poi improvvisamente, mentre spazzavo per bene questa strada, dall'alto cadde uno strano marchingegno, molto piccolo. Lo spazzai subito via con la mia scopa ma, non ebbi il tempo di voltarmi che da quel piccolo coso fuoriuscirono ben venti tentacoli marroncini dall’aspetto viscido e dalla parte superiore, una grossa testa a fungo gelatinosa con altrettanti occhi. Fui il primo a vedere un alieno di persona e lui era il primo extra-terrestre ad approdare sulla Terra. Una specie di messaggero. Mi si avvicinò e mi disse "Umano, ti perdono per la scopata di prima. Ora guarda." Si avvicinò ancora, poi la sua testa si illuminò e delle scene, come in un film, cominciarono a proiettarsi sotto forma di ologrammi, sul muro di fronte a me. C'ero io in quelle scene, mi vedevo sorseggiare Martini al bordo di un enorme piscina in un enorme villa. In un altra, c'ero sempre io con 30 ragazze bellissime in bikini in un enorme vasca idromassaggio. Sospirai e pensai a quel cesso di mia moglie e a quel cesso di monolocale in cui vivevamo. Certo sarebbe stato bello..troppo bello per essere vero così pensai che l'alieno mi stesse soltanto ingannando per poi prendermi di sorpresa e chissà, magari uccidermi. Presi la mia scopa e cominciai a suonargliele di santa ragione a quel maledetto alieno. Lui poi si ritirò completamente nel marchingegno e cominciò a risalire verso il cielo tuonando: "Umano, hai rifiutato le offerte che la mia razza poteva regalare a te ed a tutti gli uomini di questo mondo. Siete una specie stupida e incolta. Ero stato incaricato di portare questo messaggio di pace e ricchezza per tutti voi, ed ecco come sono stato ripagato. A presto." L'alieno sparì del tutto nel cielo ed io sentii un dolore atroce in viso. La mia faccia era stata risucchiata, come punizione. Poi scoppiò la guerra.
-Uao! che storia fica! ma quindi è per colpa tua, uomo con la faccia risucchiata, che tutti quei bambini africani oggi muoiono..
-Igor. I-gor. Beh vedi piccoletto, non mi sento poi tanto in colpa. Forse quell'alieno mi stava davvero ingannando, forse ci avrebbero conquistato lo stesso, magari più facilmente, visto che noi saremmo stati presi dai nostri vizi e dalle nostre ricchezze. Ci avrebbero indebolito per poi attaccarci. In un certo senso, anzi, mi sento una specie di patriota. Per quanto riguarda i bimbi africani, beh sarebbero comunque morti di fame.
-Già. Senti uomo dalla faccia risucchiata io ed il mio amico Ramèk vorremmo morire. Ci annoiamo a morte, così abbiamo deciso di toglierci la vita. Fico vero? Però non riusciamo a metterci d'accordo sul "come" morire. Stavamo pensando di arruolarci, solo che per noi bambini occidentali è difficilissimo. Forse il mio amico è un po’ più avvantaggiato essendo di origini indiane. Sei il primo a cui diciamo questa cosa, sai è un segreto! Mi raccomando non dirlo a nessuno che se mia madre lo venisse a scoprire non mi farebbe più uscir di casa.
-Tranquillo Leo il vostro segreto è al sicuro con me..beh vedi, morire è complicato. Prendi me ad esempio, dovevo essere il primo a morire quando conobbi quell'alieno e lo presi a mazzate in testa. Invece sono ancora qui, dopo due anni. Certo ho la faccia risucchiata, ho perso il lavoro gli amici e mia moglie mi ha lasciato, ma sono vivo. La morte è una storia lunga.
-Ho capito. Uomo dalla faccia risucchiata, io ora torna dal mio amico Ramèk, che ha della cacca di cane in bocca. Ciao uomo con la faccia risucchiata.
-Igor maledizione. Igor! Igor! Non è difficile. I-G-O-R...IGOR.


Storia scritta da Giovanni Sansone