Scritto da Marco Arnoldi
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mercoledì 3 ottobre 2012
TESTAMENTO DI UN CARDINALE
Entra nella stanza, non chiede permesso, è il vento gelido dell'inverno, denuncia l'arrivo dell'angelo della morte, finisce un altra giornata la pioggia è tornata. Mi accascio tra le tenebre, in attesa che io possa essere accolto dalle anime dei poveri feti, che non hanno mai assaggiato il sapore della vita, poveri feti che hanno guardato gli occhi dell'oscura compagna, prima delle iride delle loro madri, puri tra i puri, vittime della fatalità, non condannati a soffrir di vita. Eppure piangono l'inferno, le loro lacrime restano li a battezzarli, come si dona una medaglia al valore miserabile. Bruceranno le mie ossa, che hanno retto questo fantoccio peccatore, o signore non hai mai armato le tue mani di strumenti inutili e non hai mai giocato d'azzardo con l'uomo, ma nonostante questo hai permesso di scommettere su di me, causando dolore. Mi preparo a morire, mi preparo alla mia natura, bella affascinante e orribile.
Continuo il mio viaggio lasciando la materia in queste mura, e portando con me solo il bagaglio della mia anima, perché l'immortalità è l'immobilità dell'instabilità, la trasmutazione invece è il volere del progetto divino, sulla mia tomba leggerete, ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e quel che forse sembrerà più strano è che ci vuole tutta la vita per imparare a morire, seguirà il mio nome?
no, Seneca.
Scritto da Marco Arnoldi
Scritto da Marco Arnoldi
MICHELANGELO
Ho mangiato tanta pizza, per questo sono diventato una Tartaruga ninja. Il mio colore preferito è sempre stato il giallo, poi però ho ammirato l'intensità del sole, il magma e le arance vitamina C, orizzonti al tramonto: per questo la benda che copre i miei occhi è diventata color arancione. Amo l'arte e la pittura, su tutti gli affreschi della cappella sistina, quindi, il mio nome è Michelangelo. Ora corro nudo nella notte con indosso solo il mio guscio e la mia cinta. Sento la pioggia che inizia a punzecchiarmi il viso mentre la mia sagoma percorre marciapiedi quasi puliti poi parapetti della statale 105...adesso invece in perfetto equilibrio sul muro di recinzione della vecchia fabbrica di eternit che sputa ciuffi di veleno anche a quest' ora. I miei nunchaku, ben saldi al guscio, non hanno nessuna voglia di divertisi stasera e non si azzardano minimamente a raggiungere l' erezione; del resto neanche io ho tanta voglia di far casino. Da tempo ormai mi sento ogni giorno sempre più debole, sempre più stanco ma contemporaneamente una rabbia pulsante cresce e si annida al centro del mio addome...forse un ulcera. Ma che dico! Sono giovane...giovane e bello. Ricomincio a correre per scacciare questi cattivi pensieri senza senso, piove più forte. Poi mi rifermo. No non è vero, va tutto male invece. E' così. Qualche sera fa Splinter mi ha sorpreso con un' altra tartaruga mentre ci toccavamo sul divano; le due bottiglie di Jack Daniel's scolate a terra poi, non hanno per niente migliorato la situazione. Quindi ho dovuto confessare, ho dovuto vuotare il sacco e dirgli che la topa non mi piace e che sono attratto dalle altre tartarughe. Ma che vuole! Decido io con chi andare e con chi non andare. Lui non è nessuno...non più ormai. E' sempre stato lì assieme ai miei fratelli, a giudicarmi, osservarmi...disprezzarmi, mentre loro prendevano le strade che LUI gli diceva di scegliere. Solo perchè sono il minore, l' ultimo arrivato. La tartaruga nera. Ma non sanno niente di me, non mi hanno mai capito realmente fino in fondo. Poi penso che è il 2012 il mondo finirà: il 21 dicembre dicono. Tanto vale non farsi più tanti problemi o darsi altrettante pene. Finalmente arrivo al molo: fumo, luci annebbiate, chiasso, gatte da pelare, finalmente mi sento a casa, a mio agio. Inverto la rotta : ho voglia di darmi. Splinter aspetterà alzato fino alle sei del mattino. Se tutto va bene. Gli anni 90 sono finiti. Passato. Allora era tutto diverso, quando io ed i miei fratelli eravamo sulla scena, a girare quegli stupidi cortometraggi. Lo facevamo solo per soldi, soprattutto loro! vermi sporchi ipocriti! Per non parlare della roba che girava. Veniva dal giro dei Serpenti Cinesi, il top! niente a che vedere con le schifezze sintetiche in circolazione oggi. Donatello ne aveva il camerino sempre pieno, se la sparava direttamente in vena. Eppure non usciva mai dalle righe, manteneva sempre il famoso "autocontrollo", cosa che io non ho mai posseduto invece. Ma eravamo comunque tutti marionette, chi più chi meno nelle mani di "zio" Splinter...vekkio topo bastardo. Ora le cose sono così cambiate; Leonardo è sposato con April che aspetta un bambino, Raffaello è nel buisness, commercio di non so cosa, mentre Donatello...assurdo..Donatello ha preso i voti e gestisce ben cinque parrocchie della città. Lascio sfumar via i ricordi del passato ed entro nel primo locale che conosco molto bene. L'aria è una cortina di nebbia quasi irrespirabile, mi fermo a due passi dalla porta d' ingresso. Il club è sovraffollato, il bancone trasbroda di persone e sulle passerelle ragazze bionde poco vestite si esibiscono al ritmo di canzoni hip house. Tutto nella norma; mi volto verso lo specchio a muro accanto al guardaroba: scorgo il mio viso, una barbetta ispida e arruffata delinea la pelle rugosa e verde, non mi curo più penso tra me e me, sempre più rapito e allo stesso tempo sconvolto, dalla mia faccia. Continuo ad osservarmi ancora poi improvvisamente sento una voce troppo rauca e grottesca per non voltarmi: nel privè accanto l'ingresso vedo Bebop sdraiato e strafatto su divanetti di pelle rossa assieme due tipe. Una è inginocchiata ed ‘’impegnata’’ all’altezza del suo bacino, un' altra pratica lo stesso servizio in piedi…sul suo corno bianco però. Luridi feticisti! Vado verso il bancone. Anche qui scorgo la sagoma di una vecchia conoscenza che non avrei voluto incontrare stasera..Rocksteady, che, ubriaco come al solito, urla e prende akkazzoti tutti i tipi che si avvicinano troppo al suo alito appestato. Mi volto per vedere se posso rimediare nella pista ma una depressione improvvisa mi butta a terra. Poi sento una mano bianca e delicata sulla spalla. April?! Che ci fa qui, le chiedo. Lei mi sorride sbronza e mi fa segno di tenere l'acqua in bocca con il dito sulle labbra, ride ancora più maliziosa..è bellissima. Poi si avvicina e ora posa tutte e due le mani sulle mie spalle, balla un pò in modo provocante poi prende qualcosa da un fazzoletto bianco. Porta l'indice ed il pollice, con qualcosa di piccolo e azzurro tra esse, alla mia bocca semiaperta. Non oppongo resistenza. Chiudo gli occhi ed ingoio. Mi sento come Leonardo Di Caprio in Romeo+ Julietta alla festa dei Capuleti, solo che, al posto di un Mercuzio allucinato, chi mi ha drogato è una splendida e affascinante giornalista incinta. 1..2..3....4..riapro gli occhi..il locale gira, una trottola colorata, le persone sono diventate lunghe ombre sfuocate di colore rosso e verde. Accesi colori molto accesi su sfondo nero e caldo, inchiostro che le sporca un pò. La musica rimbomba solo dentro le mie orecchie come un suono ovattato, caldo, intenso. Mi sento come coccolato da qualcosa che non c'è. Un tepore infantile..poi sento improvvisamente vampate sulle guance e sul collo, mi tocco sono bollente. Mi muovo non riesco più a star fermo. Cammino tra queste luci, nessuna di loro ha faccia o voce e il mio tocco non le altera. Abbasso lo sguardo: un piccolo coccodrillo mi osserva, sarà alto si e no 30 cm. Non fissarmi vattene! Lo calpesto eppure non sento niente che si spiaccica sotto il mio piede. Proseguo, una sedia al bancone mi aspetta. Ora le ombre cominciano a delinearsi appena, alcune osano anche parlare. Chiedo un liquore ambrato mentre tre forme mi si avvicinano sorridenti. Adesso sono euforico mi sento un Dio. Parlo con loro di cose che non conosco, rido e faccio ridere. Beviamo insieme. Ne calo uno, due, poi tre e quattro tutti insieme; applausi. La calca intorno a me si allarga le voci si sovrappongono, sono sempre di più. Allora mi alzo vado in pista di nuovo, strisciando accanto tanta gente, alta ,bassa, magra, capelli lunghi, teste rasate. Mi sento soffocare e sono al centro. Il posto è sempre più pieno, non c'è spazio neanche per muovere un braccio. Sento bicchieri di plastica cadere a terra, e qualcuno che ci balla sopra. Tiro fuori una sigaretta l' accendo. Qui non mi vede nessuno. Ci riesco a stento, sbatto addosso una tipa, le chiedo scusa, butto la sigaretta, non mi va più di fumare. Ora sto un attimino male. Sento che sudo, ma sono asciutto. Voglio uscire di qui! VOGLIO USCIRE DI QUIIIII!!! Fatemi passare maledetti! Levati! Torno al bancone. Non c'è ne più euforia, ne più tante sagome colorate. Ho voglia di dormire. Incrocio le braccia sul legno appiccicaticcio e maltoso, e abbandono la testa tra di esse. Due secondi, due minuti due ore? Qualcuno mi bussa sul guscio. Alzo la testa: gira ancora tutto come prima. Vedo due fauci molli e sporche su di una faccia schiacciata e pelosa corredata da due occhialetti da sole di pessimo gusto. E' Rocksteady che cerca rogna. Dò un'occhiata fuggitiva al locale, è ancora popolato. Ritorno sulla brutta faccia che ora è sempre più vicina alla mia, troppo vicina. Dice cose che non comprendo, in maniera furiosa e facendolo gli schizzi della sua bava mi colpiscono in pieno sul muso. OK Stop. Mi ha sempre dato un fastidio enorme chi sputa mentre parla e nel farlo, in più, lo fà sulla tua faccia. Mi alzo di scatto e gli sferro dritto sul naso grosso un destro prepotente. Tutto quello che ottengo però è solo un Rocksteady che si sposta di appena un millimetro. Mi prende per per il collo e mi solleva di un bel pò da terra: è grosso, grasso, sporco, ubriaco e puzza. Mi scaraventa sullo specchio dietro il bancone, il mio guscio fa !strike! con le bottiglie di superalcolici e le mensole di cristallo. Tempo di NUNCHAKU. Mi rialzo pesantemente, intanto intorno a Rocksteady è scoppiata una piccola rissa tra altrettanti ubriachi. Mezzo giro e la mia catena lo colpisce al ventre, sono ancora dall'altra parte del bancone. Ora faccio roteare tutte e due le mie bellezze a 360 gradi incrociando velocemente le braccia..lo disoriento. Lo colpisco in faccia, gli occhiali si frantumano ed un flotto di sangue sporca il bancone. Il secondo colpo gli arriva crudo sull 'avambraccio sento che colpisco l' osso della spalla. Lui si piega un pò . Mi riafferra e mi tira finalmente dall' altra parte; non gli permetto di scaraventarmi stavolta e con il piede lo ricolpisco dritto in faccia, questa volta gli rompo il naso, lui cade a terra con le mani sul volto, sta malissimo esce tanto sangue, grugnisce grugnisce..fa per rialzarsi ma il dolore lo ripiega a terra..intanto il piccolo focolaio si è esteso e sembra come se tutto il locale stesse facendo a botte. Ripongo i nunchaku fumanti nel guscio ed esco. La notte è fredda e umida, un draghetto di aria condensata fuoriesce ad ogni mio respiro. Aspetto che l' adrenalina si abbassi...sigaretta. Sono sulla via del ritorno e sono appena le tre e mezza e non ho nessuna voglia di tornare a casa. Non voglio.
Storia di Giovanni Sansone
venerdì 6 luglio 2012
IL TESTAMENTO DEL TUMBLER MEDIO
Sono stato mezzo vuoto per un occhio pessimista, sono stato mezzo pieno per uno ottimista.
Ho baciato migliaia di persone senza mai innamorarmi, ho brindato ha centinaia di feste con persone che non conoscevo, ho fatto compagnia a persone che erano tristi aspettando che il loro dolore svanisse mentre io diventavo più leggero, ho ascoltato chiunque mi abbia parlato senza che si aspettassero da me alcuna risposta, ho sentito le mani calde delle persone innamorate che cercavo dentro di mè il coraggio che non avevano.
Ho corso lungo il bancone tutte le sere, ho fatto gli straordinari come posacenere fino a notte fonda...
ma questa notte non raggiungerò mai il tavolo cinque.
Mentre cado, guardo il barista compagno di una vita, cado e vomito un Brandy Daisy con poco ghiaccio, arrivo a terra, sento per la prima volta la mia voce, dura solo un istante, tutti si voltano a guardarmi, finisco in mille pezzi in una sgargiante pozza rossa colma di granatina, come topi i miei frammenti raggiungono i posti più nascosti del bar, il barista mi fa la cortesia di abbracciarmi un'ultima volta usando la scopa per raccattarmi, emetto un ruggito quando i miei pezzi si riuniscono, graffio il pavimento che mi ha distrutto, il mio funerale dura appena il tempo di raggiungere il secchio, il barista dice per me un preghiera arricchita di parolacce per il suo gesto maldestro, vengo seppellito nella mondezza, i miei frammenti raggiungono il punto più fondo, un mondo buoi e umido.
Sulla mia tomba troverete scritto, un altro grazie...



