giovedì 29 luglio 2010

STORIE DA SOTTO L'ALBERO SENZA CLOROFILLA



AMSTERDAM

''Perchè quelle ombre si muovono?''

''Cosa?''

''Le ombre. Sulle pareti e sul soffitto, si agitano, le vedo scorrere..stanno per venire a prendermi.''

''Ma di che diavolo stai parlando Gretel? Zitta e rimani nel letto.''

''Le guardo con la coda degli occhi, non oso muovermi, ho pura che se sposto anche un solo sopracciglio mi vedono e vengono a prendermi. Aiuto ho paura...eccole..si muovon...''

''Maledizione Gretel smettila! Non c'e' nessuna ombra. Sono le tre di notte, sono solo i riflessi delle luci di fuori che entrano dalle persiane. Rimani nel letto, rilassati e sogna.''

''Hànsel ora si muovono più veloci! Aiutami, eccole vengono a prendermi Hànsel aiuto.. AAAAAH! Hànsel!!''

''Gretel fermati non alzarti, qualsiasi cosa tu veda non alzarti rimani attaccata al letto..''


''HANSEL!''

''No! Fermati non alzarti! Gretel, fermati!''

''Eccole eccole!! oddio sono qui intorno a me, mi stanno prendendo! mi prendono, NOOOO!!''

''Gretel dove vai? no! ritorna nel letto, Greteeeeel! Togliti dalla finestra Gretel siamo all'ottavo piano, Gretel! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.''



ASSENZIO (RICORDATI CHE IO SONO STATO IL PRIMO A DIRTI CHE SONO PIENO DI MERDA)

Paga il mio rispetto. Ormai ho capito tutto. Quando tutte queste facce di culo qui intorno a me rideranno, credendosi chissà chi, e mi ritroverò a sputare i miei polmoni nel cesso, avrò capito tutto. Nessun posto dove dover andare, senza quel senso soffocante di bisogno, finalmente libero. Possibile che non lo capisci? Guardati intorno, sono tutti pieni di piscio, tutti presi dai loro lavori, dalle loro carriere, dalle loro religioni. Credono di aver riempito la lura insulsa vita umana e ti guarderanno con disprezzo, lo stesso che tu provi per loro. La loro quotidianità è il loro credo, il loro Dio; ma ti ripeto, sono solamente pieni di piscio e non la smetteranno mai. E quando il primo di loro verrà a chiedermi quale posto occuppo nella società, gli cacherò il mio cuore sul pavimento e poi me ne andrò, libero con la mia fede della non-credenza in niente. Per la mia strada non voglio nessuno.


MESCALINA

Sei pronto?...

''Si. Però non so se ci riuscirò''

Perchè dici questo?...

''E' troppo tempo che non ci provo. Una vita.''

Vedrai ti aiuterò io. Non dubitare amico mio, ce la farai...

''Non so forse è meglio lasciar stare''

Fidati, ormai ci siamo. Avanti, vieni.....



'''E quella chi è? Credi di riuscirci così facilmente? Lo sai quante persone sulla sedia a rotelle ho visto nella mia vita? Cosa me ne dovrebbe importare?'''

Si chiama Granita. Ha sette anni...

'''Ti ripeto è inutile. Io non.....Oh mio Dio!'''

'''Oddio! Cos...cos'è? Cosa mi sta succedendo?!'''

Lo vedi? Il suo passato ed il suo presente...

'''Ti prego fermati! Sono nei suoi occhi, nel suo corpo, nella s-sua testa! Dio mio!Ti prego fermati..AAAAH!'''

'''Vedo l'incidente a quattro anni. Lo scoglio, il mare, mia madre che mi tiene in braccio nell'acqua calda, gli schizzi, il sole....il motoscafo! Oh dio nooooo!'''

E il presente? Come va il presente?...

'''Sono a scuola. Gli altri bambini giocano felici e spensierati. Le gambe! AAAH...Dio che voglia di camminare! E' atroce, è come...è come...dei chiodi, dei paletti di acciaio infilzati nelle cosce che mi impediscono di alzarmi. Ma il dolore non è fisico. E' qualcosa di peggio. E' la voglia di scendere, di correre come gli altri. Ti prego basta! Basta!'''

Ah... ora lo vedi...senti..

'''Fermati voglio uscire. Fammi scendere ti supplico'''

Ancora un pò amico mio...

''' V- vedo mio padre, un uomo troppo misero e debole per ribellarsi alle offese dei miei compagni di scuola; piange più di mia madre. Troppo debole per far sentire la sua voce e far costruire quella rampa speciale, che mi si deve per legge, all'ingresso della scuola. Mi permetterebbe di entrare da sola senza che lui mi debba sollevare e portare in braccio per tutte quelle scale...ogni singola mattina. Nessuno lo ha mai aiutato e...i bambini più cattivi ridono sempre di quella scena umiliante.'''

E la mamma? Come sta la mamma?...

'''Mia madre non riesce più a piangere... è in bagno..s-si uccide lentamente..No mamma!!...Ti prego basta..ho...ho sentito. Ma ora smettila ti prego, liberami..'''

Allora, hai visto la storia di Granita?

'''S-si'''

Ah,Ah,Ah. Bene amico mio, sei pronto per il prossimo viaggio?...

'''Quanto tempo ho ancora?'''

Quello di un ultimo giretto. Vedi, ci sto riuscendo. Ah,Ah,Ah. Proseguiamo...

'''Dove sono? Chi è quel ragazzo?'''

Un principe, o meglio lo era...

'''Ma è completamente nudo...e sta avvinghiato su qualcosa...'''

Oh si. Hai visto bene mio giovane amico..ma avviciniamoci..devi osservare il suo volto prima di tutto....

'''Oh Dio santo! E' completamente trasfigurato..n-non ho mai visto niente del genere..ma cosa gli è accaduto?'''

Il principe senza speranze lo chiamano. Un tempo era un principe giovane e forte, godeva delle sue terre e governava la sua gente, il suo regno nel migliore dei modi. Poi arrivò una ragazza. Il principe decise che da quel giorno i suoi occhi non avrebbero dovuto mai più staccarsi da quella creatura così stupefacente. Ne fece la sua sua sposa e divennero Re e Regina. Lui non faceva altro che amarla e dedicarle il suo corpo e la sua mente. Poi una notte il Re ebbe un incubo: la sua Regina era lì stesa accanto a lui nel letto; lui dormiva ma poteva sentirla. Lei gli stava raccontando, in un delirio di crudeltà, che non l'amava e che lo aveva sposato solo per essere regina ed ora stava per scappare con un forestiero di cui si era follemente innamorata e con il quale lo aveva già tradito. Ma la cosa più orribile fu il suo ghigno finale, spietato e cinico, con il quale gli confessò quella verità. Il Re si svegliò ma la sua Regina era al suo fianco e dormiva beata. Un incubo pensò. Passò altro tempo finchè un giorno uno straniero arrivò nella contea. La Regina dopo qualche ora da quell'arrivo, svanì nel nulla. La notizia fece scalpore in tutto il regno, la gente mormorava e rimaneva sconcertata del fatto che il Re non si facesso vivo per spiegare l'accaduto. Il Re non fece nulla, alcuni servi lo videro passare una settimana intera appoggiato alla finestra del grande salone senza mai sedersi, ne dormire ne tantomeno mangiare. Lui aveva visto la verità. Da quella finestra. La sua stessa vita salire sul cavallo di quell'uomo e scappare via, per sempre; la sua Regina si voltò solo per mostrargli un sorriso che una notte aveva già visto. Un incubo aveva pensato. Il principe passò un anno incollato a quella finestra. Permise alla sua mente di corroderlo e trasformarlo in ciò che ora vedi, intanto il regno andava in rovina, i barbari non trovarono difficoltà ad espugnare le difese del corpo di guardia , il quale non avendo potuto ricevere ordini dal proprio re, si arrese e venne annientato. Quando arrivarono al castello, gli invasori non trovarono nessuno, solo dei vestiti da Re che giacevano al suolo...

'''Che storia è questa?'''

Te l'ho detto mio giovane amico...è la storia del principe senza Speranze...

'''Si, ma perchè me l'hai raccontata? Perchè siamo qui?'''

Il principe si ritirò sulla vetta della montagna più alta, appena fuori i confini del Regno. Un posto lugubre e tetro, adatto alla sua nuova entità, alla sua nuova anima. Nudo e senza più nessuna spinta vitale si rifugiò qui, nella grotta in cui lo vedi. Con la forza della sua ultima disperazione, l'unico sentimento che lo teneva ancora a galla nel mondo dei vivi, convocò il Maligno. Ciò che Gli chiese fu sconcertante e Lui, il Diavolo in persona, non riusciva a credere a quello che il principe voleva che gli regalasse. Una sfera magica che poteva permettere al pricipe di vedere ciò che la sua Regina faceva in ogni singolo momento della giornata, della notte, della sua vita: il principe aveva deciso che per l'eternità avrebbe sofferto il male più orribile e atroce; struggimento e distruzione. Un sadico? pensò il Maligno...il principe si voltò per rispondergli 'No sono solo un colpevole, un peccatore, ed il mio è il peccato più mortale: l'Amore. Non quello delle poesie o quello che si scrive sui libri o che si narra nelle favole. L'Amore mortale. Il pricipe era questo, il vero amore, che l'umanità non conoscerà mai. Il Peccato. Perchè innamorarsi dovrebbe essere la prima cosa. Perchè innamorasi potrebbe essere la peggior cosa.' L'amore è peccato...

'''S-sta avvinghiato su una sfera che mostra il trascorrere della vita della persona per cui è morto, che l'ha tradito?! Ma è orribile, non può farlo...è un sadico...'''

Vuoi provare?....

'''No ti prego! Non puoi farlo..'''

Naturalmente, a differenza di quello di Granita, se ti facessi provare tutto il dolore del principe senza speranze, moriresti mio giovane amico. Ah Ah Ah. Tranquillo te ne darò solo un assaggio...

'''NO!! Ti Prego NO!...AH...AAAAAH...AAAAAAAAAAAHH'''




''Dove, dove sono? Sono morto?''

No mio giovane amico, hai solo perso conoscenza. Tranquillo ora sei a casa. Beh il tempo è ormai terminato, ci dobbiamo salutare. Allora com'è andata?...

''B-bene. ti ringrazio. Finalmente ci sono riuscito. Ti devo molto. Grazie a te ho finalmente...sofferto...di nuovo.''

Ah Ah Ah! te l'avevo detto che ci sarei riuscito! Beh se vuoi potrai venire a trovarmi di nuovo. Sei divertente sai. Usami quando vuoi. Ah Ah Ah. Ora ti devo salutare Addio

''Addio''




Giovanni Sansone

giovedì 1 luglio 2010

SOGNO INFERNALE




Ho visto lacrime graffiarti il volto, sotto la luna, mentre sedevi su scale di pietra antica. Ti ho vista vomitare, mentre fuggivi dalle mie braccia, per il disgusto ed il disprezzo che nutriva nei tuoi confronti un altro come me. Era al mio posto tempi addietro ed ora vedendo usurpato il suo posto ti accusava di alto tradimento; era come se la gelosia e la follia avessero completamente preso il sopravvento trasformandolo in una bestia immonda, trasfigurandolo nel fisico e nella mente: i suoi occhi e la sua lingua sputavano fiamme su di me e veleno su di te. Non mi sorpresi: io, al suo posto, avrei reagito nello stesso identico modo. Come si poteva non sconfinare nell’irrazionalità con te amor mio vedendoti tra le brame di un altro?? Eppure il poveretto non suscitò solo pena dentro di me, ma anche una tremenda paura. In seguito ti ho aspettata per ore vagabondando in terra a me nemica, solo per un unico bacio fuggente. Sbagliando, o forse no, ti ho creduta diversa da tutti quanti gli altri, ma poi ho sentito la tua voce, qualche sera dopo, cantare la stessa canzone che tutti cantavano; dopo tutto quella era la tua gente mentre io ero solo un estraneo che si doveva nascondere, stando attento a non farsi scoprire, non appartenevo a quel mondo. Nonostante stessi con te, mio angelo nero, e sapendo che rivelandoti i miei tradimenti materiali ti avrei potuta perdere per sempre, una notte, preso dai forti sensi di colpa mentre ti baciavo, ti confessai i miei peccati carnali con creature inferiori della mia razza. Tu mi perdonasti, come solo un Dio può, nei confronti di un insulsa vita mortale, ma la storia, la nostra soria, aveva ormai fatto il suo corso. In una delle ultime sere d'estate, mentre ero davanti al mio specchio che rifletteva solo i miei capricci e i miei tormenti, una nuvola rossa in un cielo nero ed eterno mi portava il tuo messaggio: senza ne un ultimo bacio ne un ultimo sguardo, tu mi stavi lasciando. Per sempre. Poi venne la notte, quella più buia e profonda. Al mattino seguente mi accorsi che alcuni diavoli minori mi avevano portato nel Limbo; ora stava a me decidere tra la redenzione o la caduta. Ma il tempo si era fermato nel mio corpo come nella mia mente, ed il mio cuore troppo misero e dannato per sopportare un dolore tanto immenso. Quei maledetti avevano puntato su un cavallo vincente: acconsentii e regalai loro la mia già deturpata anima, forse non ne avevo mai avuta veramente una. Allora comiciò la mia discesa. Iniziai a cadere sempre più giù inghiottito da eterne fiamme. Quanta corruzione e decadenza gustai per anni e anni! Tutto quello che volevo e che avevo chiesto, pur di non pensare per un solo istante a te e risvegliare il dolore lacerante del tuo ricordo. Le mie membra e la mia mente, non subivano danno alcuno da tutti quegli eccessi, insopportabili per qualsiasi altro uomo. Depravazione e disperazione in cui mi cullavo e di cui godevo eccitato e cieco: perenni orgasmi materiali nella mia eterna discesa che mi inghiottiva col suo vortice mostruoso. Poi un giorno smisi di cadere. Realizzai che i demoni non avevano fatto niente per me, mi avevano soltanto ingannato, sottraendomi la mia nera anima. Capii che ero sporco dentro, nel profondo del cuore, che pompava e riempiva le mie vene di male, di cenere e di fiamme, altri non ero che un involucro, un involucro senza né istini, né morale, né niente. Ero SEMPRE stato un essere corrotto e spregevole, dall'inizio. Solo l'amore, negato, per te, mi aveva reso un pò meno dannato, ma allo stesso tempo, mi aveva aperto le porte dell'inferno più crudo e remoto: ME STESSO. Aprii gli occhi, occhi nuovi di zecca, e capii che nessuno mi aveva portato da nessuna parte: tutto il male di cui mi ero prelibato e tutta la decadenza in cui avevo sguazzato in quegli anni, li avevo vissuti nello stesso luogo in cui ti avevo conosciuta ed amata, nello stesso posto in cui ti perdetti. Non un incubo, nè un eterna ed abominevole visione, ma un perpetuo e reale sogno infernale dal quale non mi sono mai più risvegliato.


Giovanni Sansone